Come i Cani ci Amano

Per la collana “ThinkDog”, DeAgostini ha appena pubblicato “Come i cani ci amano”, il libro del neuroscienziato che afferma: anche i cani sono persone.

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”La mia conclusione inevitabile è questa: anche i cani sono persone”. Lo afferma sul The New York Times, Gregory Berns, l’autore del libro che hai per le mani, le cui ricerche stanno facendo il giro del mondo. Mediante la risonanza magnetica, egli ha potuto osservare emozioni, motivazioni, preferenze, intensità dei sentimenti. Insomma il mondo dalla prospettiva del cane, studiata in laboratorio. Ma in un laboratorio speciale, in cui la partecipazione dei cani è volontaria e ognuno di loro ha il diritto di andarsene. I loro proprietari hanno dovuto firmare un consenso informato al pari di come si fa con i bambini.

Ma riflettiamo ancora sulle conclusioni di Berns: anche i cani sono persone! “Wow!” ho pensato quando l’ho letto. Lo affermo anch’io nei miei corsi e ho sperato per molti anni che ci fosse prima o poi uno studio scientifico sulla questione, perché è di vitale importanza.

“Persona” ha una radice etimologica che significa “maschera”, ovvero “profilo caratterizzante”, psicologia peculiare del singolo individuo, fatto di sentimenti, emozioni, storia affettiva, capacità, convinzioni, pensiero. Le ricerche di Berns indicano che i cani condividono le strutture neuronali che fanno di noi esseri in grado di amare e stabilire legami di attaccamento profondi. Quante volte ci è capitato di pensare a una perfetta intesa col nostro cane? O a momenti di magica connessione con lui, in cui basta uno sguardo per capirsi e per riportare l’anima a casa? Sappiamo che tutto questo è possibile, ma ci troviamo spesso a chiederci perché lo è. Cosa permette l’instaurarsi di quel tipo di legame? Quale ne è il fondamento scientifico? I cani possiedono un’area del cervello deputata a “fondere” le proprie emozioni con quelle degli esseri umani. Lo snodo fondamentale della più bella relazione che riusciamo a immaginare fra un essere umano e il suo cane, è l’empatia. Tante, tantissime cose cambiano nell’educazione, nella riabilitazione comportamentale, nell’addestramento del cane,  nella ricerca medico-scientifica, nella relazione che abbiamo con lui, nella pet therapy, se partiamo dal presupposto che anch’egli è una persona. Non possiamo più parlare di “macchina”, a cui dare un comando, per ottenere una risposta. I metodi di addestramento coercitivi non possono più essere giustificati. Primo perché se conosci maggiormente la mente del cane, puoi ottenere risultati più rapidi e stabili nel tempo, rispetto al semplice obbligarlo a fare ciò che vuoi. Secondo perché la teoria del capo branco si rivela essere infondata, oggi, anche per via delle ricerche riportate in questo libro: ci sono prove neurobiologiche della grande intelligenza sociale dei cani, soprattutto dell’intelligenza interspecifica (fra il cane e gli umani), che non si basa sul concetto di dominanza sociale, ma su un insieme complesso di segnali, motivazioni e condivisione di stati emotivi.

Altri cambiamenti toccherà apportarli per esempio al campo della pet therapy, in cui troppi operatori del settore si limitano a “utilizzare” il cane, senza comprendere che i benefici per il fruitore aumentano quando si considerino anche quelli dell’animale, poiché i due sono entrambi coinvolti in uno scambio relazionale.

Il libro da un duro colpo anche all’idea di alcuni pensatori che ritengono il cane come un approfittatore sociale, qualcuno che ci ama solo perché dispensiamo cibo e che quindi in fondo è solo un “grande artista della truffa”. In questo ragionamento è insita la ragione principale per cui Berns e i suoi collaboratori stanno facendo risonanze magnetiche. La gente può ragionevolmente attribuire qualsiasi intenzione su di un cane, ma dal momento che i cani non possono parlare, tali argomentazioni rimangono nel campo un filosofico. Con la risonanza magnetica invece, possiamo vedere come le parti specifiche del cervello del cane rispondono a cose come il cibo o la ricompensa sociale. Confrontando le intensità relative di attività, si può dedurre il livello di motivazione del soggetto legato al cibo o all’interazione sociale con un essere umano, analizzandone le differenze. E quanto pare vi sono forti evidenze che la nostra millenaria alleanza col cane, non è solo una questione di cibo.

(Tratto dalla prefazione di Angelo Vaira all’edizione italiana del libro)

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