Le Classi di Socializzazione: cosa sono e come sono nate

 

Circa dieci anni fa, il mio amico e collega Ivano Vitalini e io guardammo insieme un video in cui John Fisher durante un puppy party (festa del cucciolo), in un campo recintato e pieno di attrezzi di agilità, lasciava familiarizzare i cani liberi. Il fatto che fossero tutti senza guinzaglio ci sorprese e incuriosì.


Qualche settimana dopo, Ivano ebbe l’opportunità di sostituire un addestratore che per tre mesi avrebbe lasciato scoperto il suo incarico all’interno di un centro cinofilo. Decise di cogliere l’occasione per sperimentare qualcosa di simile a quello che avevamo visto e fu di parola. Ispirato dal video di Fisher, tenne una lezione collettiva di “obbedienza”, ma con i cani liberi dal guinzaglio… e adulti! Ivano e io avevamo già esperienza nella gestione di gruppi di cani liberi, ma in contesti aperti, in spazi ampi, con quattrozampe che si erano conosciuti per tre giorni consecutivi durante un seminario. Avevamo imparato che dovevamo tenere in movimento i conduttori se non volevamo risse, perché più cani stanno fermi, più tendono a “fare territorio”.
Questa volta lui replicò l’esperienza, ma in un campo recintato e con alcuni esercizi di obbedienza basati sul rinforzo positivo. Mi raccontò entusiasta dell’esperienza come di un successo totale e non potei fare a meno di andare a dare un’occhiata la volta successiva. Quello che mi si parò davanti era un autentico spettacolo perché, grazie alla sua esperienza, Ivano coordinava alla perfezione il gruppo di persone, riducendo drasticamente le probabilità che insorgessero risse tra i cani.
A questo punto volevamo entrambi capire dove ci avrebbe condotti uno strumento del genere, oltre l’obiettivo di ottenere obbedienza dai cani anche in mezzo a tanti altri. Quali altri cambiamenti avrebbe portato?

Così nacquero le Classi di Socializzazione. Ci mettemmo al lavoro insieme a una collega, Daniela Panozzo, e organizzammo incontri ogni due domeniche, perché i cani potessero recuperare tra una sessione e l’altra. Mese dopo mese, le capacità socio-emozionali dei cani che frequentavano gli incontri miglioravano. Comunicavano meglio, mantenevano delle distanze maggiori, si avvicinavano l’un l’altro con maggiore rispetto, cresceva il loro autocontrollo in caso di tensione e sembravano prediligere segnali pacifici a quelli di minaccia.
Noi educatori commentavamo e spiegavamo nei dettagli la comunicazione tra due cani che si incontravano, dando modo di imparare dallo spettacolo che i cani offrivano a tutti i presenti. Quando due anni dopo ripetemmo l’esperienza in un campo talmente grande che quasi non si vedeva la recinzione, arrivammo a gestire oltre trenta cani, di ogni tipo di razza, taglia ed età.

Le Classi di Socializzazione devono essere gestite da istruttori cinofili esperti e formati appositamente, che devono in una prima fase valutare attentamente i cani e ricostruire nel dettaglio il quadro cognitivo-comportamentale, compreso il controllo del morso attraverso domande specifiche. Inoltre i cani stessi, per essere inseriti in questo tipo di programmi, devono aver compiuto un percorso di educazione di base, per questo si tratta di Classi e non di semplici incontri di gruppo: la preparazione di base dev’essere omogenea.
Ogni minimo errore di valutazione in questi contesti rischia di finire in una rissa tra cani, che possono rivelarsi anche esperienze di apprendimento, ma vanno evitate quanto più possibile.
Nel momento in cui insorge una rissa, i proprietari dei cani devono allontanarsi velocemente da loro che, nel giro di pochi secondi, in genere, smettono di azzuffarsi e imparano che nessun uomo andrà a dividerli, per cui conviene non scontrarsi affatto.
Se invece di allontanarsi i proprietari restano a guardare i cani, il conflitto si prolunga e diventa pericoloso. Infine quando si interviene per dividere i cani, non si permette loro di imparare autonomamente.

Altra risorsa sono i cani che hai preparato per aiutarti nel lavoro. Questi speciali cani aiutano gli altri a sostituire la sintonia con l’aggressività. Ma questo merita un articolo a parte.

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