Come la Meditazione può Aiutarci col Nostro Cane

Verso una Relazione col Cane “Mindfulness Based”

Monaco con un cane e una scimmia

È oggi insegnata nelle scuole, negli ospedali, nelle carcerci, negli studi legali, nelle Università, nei reparti militari e agli atleti di ogni genere: si tratta della Mindfulness, letteralmente “meditazione di consapevolezza”. E se fosse utile anche nella relazione col cane?

Mente piena o piena attenzione?

Distratti, stressati, senza un briciolo di tempo, in balia di emozioni negative. Ecco il ritratto dei moderni proprietari di cani. Sono sempre più numerosi gli educatori cinofili che indicano attenzione, presenza, empatia, capacità di ascolto e libertà dallo stress, come gli ingredienti più importanti per una corretta e appagante relazione col cane.

Mind full or mindful?

Nella vignetta un cane si gode la passeggiata, mentre il suo proprietario è preso dalla sua mente affollata. Questa mente affollata è una barriera. È ciò che ci impedisce di entrare davvero in relazione col cane. Come potremmo del resto? Quando siamo in preda a stress, preoccupazioni o desideri di ogni tipo il cane non è più nel nostro campo di attenzione. Questa “mente affollata” è ciò che ci impedisce di fluire in comunicazione, blocca l’empatia, ci rende sordi e ciechi alle mille espressioni che il nostro cane indirizza a noi, mentre noi siamo momentaneamente non disponibili.

“È certo!” penseranno in molti, “Io ho le bollette da pagare, il capo ufficio impossibile, l’ultima rata del mutuo in scadenza e la macchina da riparare”. Ovvio… Ovvio. Ma pensarci in continuazione è davvero una strategia utile? Sembra proprio di no. Al contrario trattare i nostri problemi in questo modo innalza lo stress e riduce le capacità cognitive necessarie per trovare soluzioni brillanti. Per non parlare di quanto sia penalizzante nelle relazioni, compresa quella col nostro cane. Insomma la tendenza a subire una “mente affollata” toglie vita alla vita.

Ma come invertire questa terribile abitudine mentale? La risposta è presto data: con la Mindfulness!

Scienza e Mindfulness

Jon Kabat-Zinn

Jon Kabat-Zinn

Il grande successo della Mindfulness lo si deve in gran parte a Jon Kabatt-Zinn, Professore Emerito di Medicina presso la University of Massachusetts Medical School, che più di trent’anni fa avviava un filone di ricerca scientifica per studiare gli effetti della meditazione di consapevolezza.

Il concetto di Mindfulness, pur derivante dagli insegnamenti del Buddismo, a partire dagli anni 70 grazie a Kabat-Zinn, è stato assimilato ed utilizzato in discipline mediche e psicoterapeutiche. In altre parole è stato spogliato del suo significato religioso-spirituale e se ne è fatta una metodologia psicologia di grande efficacia (sebbene i praticanti religiosi di ogni sorta sanno bene quanto sia indispensabile per i progressi nel loro percorso spirituale e nello sviluppare compassione, gioia e coraggio).

8 cose che forse non sai della meditazione

Gli studi effettuati su decine di migliaia di pazienti hanno mostrato che coltivare la consapevolezza attraverso la meditazione, genera un gran numero di benefici (per approfondire clicca qui e qui):

  • È un rimedio naturale per ansia e depressione
  • È un vaccino per influenza
  • Migliora memoria e concentrazione
  • Allevia lo stress
  • Aumenta la produttività
  • Favorisce l’empatia
  • È più riposante del sonno
  • È un potente antidolorifico

Screenshot dati sanitari nell'applicazione Salute di iOS

Lo sa anche Apple

Ecco un’altro segno evidente della diffusione della Mindfulness. Col nuovo aggiornamento di iOS anche Apple conviene: meditare fa bene. L’immagine qui riportata è uno screenshot fatto col mio iPhone. Nell’applicazione “Salute” la Mindfulness risulta essere fra i quattro elementi essenziali per la salute, insieme ad alimentazione, attività fisica e sonno.

.

Una relazione di qualità comincia da noi stessi

Quando qualcosa non va nella relazione con un cane viene immediatamente da pensare che il problema sia il cane stesso e si va alla ricerca di consigli, metodi, percorsi affinché lui cambi. Ma se fosse vero il contrario? Se fosse più utile e per sino appagante rovesciare il processo e cominciare da noi stessi?

Il cambiamento che di solito desideriamo innescare nel rapporto col nostro cane è unidirezionale e rispecchia esclusivamente i nostri desideri. Ma non è così che si è davvero dentro una relazione. Il cambiamento dovrebbe emergere spontaneo, unico, non standardizzato, a partire da elementi messi assieme con sapienza, come se stessimo operando un un laboratorio di alchimia.

Momento di relazione giocosa

Chi mi segue sa quanto scalpore abbia suscitato la mia decisione di inserire formalmente la meditazione nei corsi di formazione per educatori cinofili della mia scuola. La scelta è apparsa strana e bizzarra all’epoca, ma oggi sono sicuro che sia ben più facile intuire i motivi di tale scelta. La meditazione dona presenza, piena attenzione, empatia, fino a farle sgorgare senza sforzo.

Quello che propongo però non è di meditare forzando il cane a stare con noi, né tanto meno fargli fare una sorta di yoga canino. È semplicemente di sedersi a coltivare l’arte di stare con se stessi in modo lucido, calmo, attento. I nodi verranno al pettine, i nostri schemi emotivi, le nostre idee, le abitudini, si presenteranno a noi e basterà osservarle per trasformarle in qualcosa di buono.

Il nostro cane ci ringrazierà, poiché è naturale anche per lui desiderare per compagno una persona serena, attenta e pronta a ridere.

1 Commento

  • stefania ha detto:

    Io faccio yoga con il mio jack russell vicino oppure meditazione .
    Spesso lui si addormenta vicino a me
    Comunque loro sentono la nostra calma e il nostro umore
    Stefania

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.