Come si misura la qualità della relazione col cane?

relazione uomo - cane

Ormai la parola relazione è sulla bocca di tutti i cinofili. Si fa un gran parlare di qualità del rapporto col cane, ma come fai a capire che sei sulla strada giusta e che la vostra relazione è davvero buona?

A questa domanda di solito vengono dati due tipi di risposta.

La prima rimane incastrata sul piano teorico. Ovvero dopo una prima analisi di quello che la relazione dovrebbe essere secondo i canoni della zooantropologia (congrua, consapevole, ecc.), riesce difficile definire dei criteri espressi su base sensoriale*, che consentano di capire esattamente in quale stato sia la relazione in un particolare momento storico. L’argomento è affascinante e dedicherò certamente ad esso una sede opportuna in futuro su questo blog. Al momento è materia ampiamente discussa nei corsi ThinkDog.

La seconda risposta è quella su cui voglio soffermarmi. Riguarda l’obbedienza, ovvero la convinzione che più il cane obbedisce agli “ordini” del suo conduttore più vuol dire che la relazione è buona. Ma è davvero così?

Pensa ad esempio ai cani che frequentano le competizioni cinofile. Rispondono in modo impeccabile, prontamente, a volte eseguendo prove che lasciano a bocca aperta.

Eppure molti di quei cani sono stressati come nessun altro. Vivono per quasi tutto il giorno in un box o in un kennel e spesso l’unica interazione sociale che hanno è col loro conduttore durante l’addestramento o, se dice bene, con gli altri cani “colleghi” sul campo. E attenzione, stiamo parlando di metodi gentili (ecco perché sono stati fortunatamente superati).

A volte vivono le frustrazioni dei loro conduttori, che quando perdono una gara si innervosiscono al punto da prendersela col cane, sbattendolo in malo modo nel trasportino o dandogli delle strattonate per “far capire chi comanda”.

Rimangono cani obbedienti. Molto obbedienti. Ma riesci a farti un’idea di come sia la loro vita? Riesci a capire che tipo di relazione vivono con il loro padrone?

Giorno dopo giorno, da quando sono cuccioli li si sottopone alle pratiche di “condizionamento” tracciando dei solchi-confine nella loro mente che impedisce loro di scorgere nuove strade. Diventano rigidi i loro schemi, le loro reazioni emotive sembrano esagerate e si cerca di eliminarle con ulteriori catene di stimolo-risposta-rinforzo.

E’ un labirinto piccolo e buio dal quale non riescono ad uscire. Non c’è nessuno che tenda loro una mano e li aiuti a tirarsi fuori da lì.

Nell’adottare un cane la cosa più bella che possa accadere è attraversare la soglia che separa i nostri mondi per osservarli meravigliati reciprocamente. Lo scopo non è avere un cane obbediente, sebbene questo possa accadere spontaneamente, ma vivere la relazione in tutte le sue variopinte dimensioni.

Lo scopo di un educatore, invece, dev’essere quello di donare libertà e non di creare inferni.

*Qualsiasi risultato si desideri realizzare è necessario definire dei criteri che permettano di riconoscere il risultato quando viene ottenuto. Tali criteri sono correttamente strutturati solo se possono essere definiti su base sensoriale. Si veda Robert Dilts, Leadership e Visione Creativa, Guerini e Associati, Milano, 2001.

18 Commenti

  • Adele ha detto:

    Ciao Angelo, avevo inviato questo post 2 sere fa, ma non è apparso…chiedo venia se fosse un bis…ariciao, Adele A volte succede che se guardo all’indietro la mia vita mi accorgo che la strada disegnata e tutto lo scenario immaginato siano cambiati solo perchè ad un certo punto, ho visto un sentiero e chissà perchè, l’ho imboccato ed oggi mi ritrovo che non posso stare (scusate la ripetizione) senza stare col mio cane: perchè? Potrei scomodare illustri personaggi per cercare di capire, ma a cosa serve se la mia realtà è quella che io vivo adesso e se questa mi sta bene ? Ed ora ? E qui? che sto dialogando con persone sconosciute (alcune !!;-), ma che mi danno il là e la giusta interazione per provare un dialogo che mi da energia ? “eppure succede, e ci troviamo di colpo in gioco” come diceva Sara e la mia nota non escludeva assolutamente la sua, anzi. Io non credo nei “Mulini bianchi” e nemmeno nell’anima gemella: la vita accade, le foglie leggermente, fondendosi col vento e con il suolo cadono e non lo sanno dove vanno. Penso che l’unico punto sia essere sempre consapevoli di sé, nel senso di ciò che proviamo, non importa quanto tempo ci mettiamo.Esco di corsa, corriamo, ma ho in mente quell’appuntamento e lei si ferma “Oddio, si ferma!”, si, si ferma perchè io non ci sto nella mia testa e la mia testa non sta con lei. Che faccio ? La strattono? la tiro per poi starci male e sentire lo stridio ? No. Mi fermo, mi giro leggermente, aspetto, mi calmo e lei riparte: ho eliminato lo stridio, lei mi ha fatto notare la mia assenza, siam contente e chi se ne frega del ritardo, forse l’altro se ne era pure dimenticato!Ma non sempre son capace di fermarmi,non sempre son capace di ascoltarmi, questo devo dire a me io che so una cosa sola: che non voglio farmi e farle male.Se ci fosse una ricetta bell’è pronta per arrivare ad un risultato, (e poi, qual è il risultato?) che gusto ci sarebbe più nello sperimentar se stessi e nel mettersi in gioco? Come ci conosceremmo ? Come sapremmo dell’altro ? Come entreremmo in contatto ? Ascolto, e non solo con le orecchie, quello che l’altro ha da dirmi, ci provo ad aprire le porte sapendo che posso farmi male, sapendo che all’altro può non piacere quello che dico io e rischio, rischio anche di sapere che chi resiste sono io ed in tutto ciò sto scoprendo sempre di più che non devo usare la testa, ma il sentimento sapendo però che pure l’altro ha una sua testa ed i suoi modi e comportamenti ed è allora che mi serve la teoria per superare consapevol-elaborativamente le barriere.I dubbi, le indecisioni, la paura di sbagliare, in fondo, diciamocelo: perché sto scrivendo qui ? Perché ho necessità di confronto e perché mi piace.Poi, tutto quello che succederà è… presente da vivere.

  • Anonymous ha detto:

    Postilla…devo dire che non credo nella dominanza intraspecifica. O leadership. Anzi, devo dire che manco ci penso più da un pezzo. I miei cani non penso rispondano quando li chiamo o scendano dal letto o altro perchè io sono il “boss”. E se così fosse, non vorrei avere cani. Non è il tipo di rapporto che cerco. Non penso di portare una tazza di thè al mio ragazzo quando è spaparanzato sul divano perchè lui è l’alfa e io no. E’ lo stesso tipo di relazione che ho con i miei cani. Ti chiedo di scendere dal letto perchè è la mia cuccia e oggi ho necessità di starci da sola, tu hai la tua. Dalla quale mai ti chiederei di uscire se non per fare qualcosa di carino assieme. Penso che i cani mordano o facciano eccessivamente la guardia per un miliardo di motivi, ma non perchè non riconoscano un capo. Con alcuni cani per altro la leadership funziona egregiamente, ma la trovo molto limitata.Penso anche sempre ad una cosa: perchè ci angosciamo sempre del cane che morde? Perchè non finisce mai in prima pagina il gatto che morde o che graffia o altro? Le persone strillano e si picchiano, i gatti graffiano e mordono, i cani prevalentemente mordono…perchè ci sembra sempre un fatto di cronaca? Qualcosa di strano, che non doveva succedere…eppure è nella loro natura, e se lo hanno fatto, raramente non c’è un motivo. Oppure le nostre città sono popolate di cani impazziti pronti a finire in prima pagina quando non c’è niente di meglio da metterci. Io, a questo punto, me ne starei chiusa in casa.Sara

  • Anonymous ha detto:

    E’ nel cuore dell’uomo il principio e la fine di ogni cosa. La nostra relazione con tutti dipende da noi. Come dice Adele, dal coraggio di tirare fuori quello che c’e’ dentro di noi, e come penso io, dal riconoscere che abbiamo qualcosa dentro, da dare e da ricevere. Non penso possiamo dare a tutti, animali e persone, lo stesso tipo di amore, ma possiamo darne di diversi tipi. Differenti, ma ugualmente intensi. Ho cani con cui ho avuto colpi di fulmine e grandi amori, come il mio dolcissimo Buddy, Morfeo, Claire. Uniti nonostante i problemi, anzi, spesso grazie ai problemi. Poi c’e’ Nura, la bellezza di Naomi Campbell, l’intelligenza di Einstein e spesso la cattiveria di Hannibal…un tipetto unico. Poi ci sono Meggy e Puccio, io piena di aspettative sbagliate su di loro, la difficolta’ di capirli quando mi ero fatta dei preconcetti, il fastidio di vivere sotto lo stesso tetto, per me e per loro, la difficolta’ di uscire fuori da un circolo vizioso di incomprensione.Lo stesso discorso potrei farlo per le mie amiche. Con alcune conviviamo 24 ore su 24 in perfetta armonia, con altre siamo cambiate tanto nel tempo, ce le diciamo ridendo e scherzando, ma abbiamo modi di vita molto diversi.Cosa ci tiene unite? Mille cose, piccole e grandi. Amore, affetto, ricordi, solidarieta’, onesta’….e potrei andare avanti fino a domani. Sono le stesse cose che mi tengono unita ai miei cani, ad ognuno di loro in maniera diversa.Quando lavoriamo, per me e’ come andare a mangiare una pizza con le mie amiche. O a vedere un film. Ci stiamo solo divertendo assieme. Pazienza se il cinema e’ piccolo e buio, pazienza se la pizza e’ un po’ bruciacchiata. E potremmo anche solo andare a farci una passeggiatina facendo due chiacchiere.Sara

  • Adele ha detto:

    A volte mi succede che se guardo all’indietro la mia vita mi accorgo che la strada disegnata e tutto lo scenario immaginato siano cambiati solo perchè ad un certo punto, chissà perchè, ho visto un sentiero e l’ho imboccato ed oggi mi ritrovo che non posso stare (scusate la ripetizione) “senza stare” col mio cane: perchè? Potrei scomodare illustri personaggi per cercare di capire, ma a cosa serve se la mia realtà è quella che io vivo adesso e se questa mi sta bene ? Ed ora ? E qui? che sto dialogando con persone sconosciute (alcune !!;-), ma che mi danno il là e la giusta interazione per provare un dialogo che mi da energia ? “eppure succede, e ci troviamo di colpo in gioco” come diceva Sara e la mia nota non escludeva assolutamente la sua, anzi. Io non credo nei “Mulini bianchi” e nemmeno nell’anima gemella: la vita accade, le foglie leggermente, fondendosi col vento e con il suolo cadono e non lo sanno dove vanno. Penso che l’unico punto sia essere sempre consapevoli di sé, nel senso di ciò che proviamo, non importa quanto tempo ci mettiamo.Esco di corsa, corriamo, ma ho in mente quell’appuntamento e lei si ferma “Oddio, si ferma!”, si, si ferma perchè io non ci sto nella mia testa e la mia testa non sta con lei. Che faccio ? La strattono? la tiro per poi starci male e sentire lo stridio ? No. Mi fermo, mi giro leggermente, aspetto, mi calmo e lei riparte: ho eliminato lo stridio, lei mi ha fatto notare la mia assenza, siam contente e chi se ne frega del ritardo, forse l’altro se ne era pure dimenticato!Ma non sempre son capace di fermarmi,non sempre son capace di ascoltarmi, questo devo dire a me io che so una cosa sola: che non voglio farmi e farle male.Se ci fosse una ricetta bell’è pronta per arrivare ad un risultato, (e poi, qual è il risultato?) che gusto ci sarebbe più nello sperimentar se stessi e nel mettersi in gioco? Come ci conosceremmo ? Come sapremmo dell’altro ? Come entreremmo in contatto ? Ascolto, e non solo con le orecchie, quello che l’altro ha da dirmi, ci provo ad aprire le porte sapendo che posso farmi male, sapendo che all’altro può non piacere quello che dico io e rischio, rischio anche di sapere che chi resiste sono io ed in tutto ciò sto scoprendo sempre di più che non devo usare la testa, ma il sentimento sapendo però che pure l’altro ha una sua testa ed i suoi modi e comportamenti ed è allora che mi serve la teoria per superare consapevol-elaborativamente le barriere.I dubbi, le indecisioni, la paura di sbagliare, in fondo, diciamocelo: perché sto scrivendo qui ? Perché ho necessità di confronto e perché mi piace.Poi, tutto quello che succederà è… presente da vivere.

  • Anonymous ha detto:

    Il mio discorso non escludeva il tuo, anzi, penso che tu lo abbia completato in maniera strepitosa. Nemmeno io sapevo cosa e come i miei animali mi avrebbero cambiato. E non ti parlo solo dei cani. Ero pronta per questo cambiamento? Sinceramente no. Pensavo che tutto sarebbe cambiato cosi’ tanto? Di certo non era questo il motivo per cui avevo preso con me un animale. L’avevo preso solo perche’ non potevo farne a meno. Non siamo mai pronti ad un cambiamento, eppure succede, e ci troviamo di colpo in gioco. C’e’ chi reagisce giocando, chi mettendosi una museruola e andando avanti. Si deve avere paura solo della paura stessa.Sara

  • Adele ha detto:

    Sai Sara, non so se la sensibilità sia sufficiente o per lo meno non credo sia quello il punto.Nel caso specifico, già lo stare qui dimostra che si sta cercando qualcosa di particolare e che tanto frequentemente in giro non si trova.Poi la sensibilità non si tratta di non averla, ma di riuscire a tirarla fuori e spesso questo dipende da come la vita ti ha modellato e da quello che hai vissuto.Io credo di più che sia una questione di coraggio nell’ascoltarsi e seguire lo stridio che senti, quando lo senti ed allora non ignorarlo, ma ascoltarlo. Ed è li il problema : sentirlo e farlo venir fuori. Vedi qui parliamo di loro, ma in realtà stiamo parlando di noi e quando tu scrivi :”E noi? E se qualcosa non va bene in NOI? Chi ci deve pensare?” mi sta bene, ma non so com’è che mi che mi vien da immaginare che se son con gli occhi chiusi e sto male e qualcuno mi prende per mano, bene penso che per me vada bene, se quando apro gli occhi mi accorgo che non era la mano di un uomo o di una donna, ma una zampa che mi ha aiutato a tirarmi su. In fondo ciò di cui avevo bisogno era un Maestro e che sia un cane, che differenza fa ? Il problema è chiedersi se si è disposti a ciò.Spesso si sente parlare dell’importanza per un cane di lavorare, sì, ok, ma non ho mai capito che lavoro sia star lì paziente a “seduto-biscotto/in piedi-biscotto” e mi son sempre chiesta se il “lavoro” vero che un cane fa è quello di star con noi ad indicarci, non solo come noi dovremmo trattare lui, ma come noi dovremmo trattare noi stessi. Siamo disposti a questo ? Piccoli, impercettibili segnali, abbiam voglia di vederli in lui (il cane) e di ritrovarli in noi ?Stamani un enorme pastore tedesco,fugge dalla prop e ringhiando si lancia a razzo contro la mia cagna:son rimasta immobile ed ho chiuso gli occhi senza avere il tempo di liberarla e, credo il fatto di esser stata femmina me l’ha salvata, non so.Dopo un pò rivedo lo stesso cane e la proprietaria in un negozio per animali che gli avevano già messo una museruola. E la signora: “il mio cane tira, io ho la sciatica e così ho risolto”Il cane ingabbiato con il muso fasciato stretto proprio come la sua proprietaria.

  • Anonymous ha detto:

    A me la cosa che diverte di piu’ e’ tutto quello che e’ saltato fuori dal leggere i commenti…cioe’…tutto questo botta e risposta…ci fa capire che una rapporto cane e padrone e’ una cosa unica, speciale e diversissima da persona a persona!Vi rendete conto di quanti modi di essere cane e padrone o come lo si vuole dire siano venuti fuori??? Questo penso sia il bello, il fatto che tutti noi ci stiamo scervellando o come minimo ci facciamo delle domande su come caspita potremmo essere dei compagni di vita migliori per i nostri cani, non siamo concentrati su come migliorare l’efficienza del nostro cane. E noi? E se qualcosa non va bene in NOI? Chi ci deve pensare? Ultimamente mi sono resa conto di come dobbiamo prima curare noi stessi, e poi possiamo dare qualcosa agli altri. Non e’egoismo, e’ fare le cose un passo per volta. Quello che ho raccontato dei miei marmocchi, era un modo per dire che alla fine per me le cose importanti sono altre. Ma andare in un campo con una educatrice con cui ho un rapporto ottimo e di cui mi fido etc etc mi ha portato a vedere cosa facevo IO di sbagliato, e, sotto la sua guida e riflettendo un po’, a migliorare. Quando miglioro io, dietro mi seguono a ruota anche i tati. Non posso dire cosa sia giusto ho sbagliato. Cani ne ho avuti un po’, ora ne ho quattro e quello che sarebbe sbagliato per uno puo’ essere giusto per l’altro. Penso si debba sviluppare un buon impasto di buon senso e di autocritica,con queste due cose non si sbaglia mai, ne’ con i cani ne’ con le persone. Spolverizzare il tutto con una buona dose di sensibilita’.Sara

  • Anonymous ha detto:

    cavoli, piace tanto anche a me questo nuovo tema Angelo.abbiamo tanto lavoro da fare con il nostro little demonio nero, ma anche tanto entusiasmo e un ottima guida direi!grazie un abbraccio K.

  • Alex ha detto:

    No so Katia, forse sbaglio, ma il mio pensiero è un pò diverso.Un cane può benissimo fare la guardia, e ovviamente in alcune razze e insito che questo avvenga, ma proprio per questo ci vuole maggiore controllo, per evitare che poi si senta la solita tiritera: “rotwailler attacca bimba ecc ecc…..”.Un cane nel branco famiglia non deve sentirsi il leader, questo può creargli stress e può portarlo a dover difendere a tutti i costi territorio e branco (arma a doppio taglio), quindi preferisco che il cane consideri me il leader e che si senta protetto e guidato e quindi di conseguenza sia perfettamente e soprattutto “naturalmente” agli ordini.Ci può essere un Rex al mondo in grado di valutare l’effettiva pericolosità di una situazione, ma non credo che questa sia cosa comune a ogni cane e quindi che abbai pure e dia l’allarme, ma mai e poi mai attacchi senza un preciso ordine.Alex 🙂

  • Adele ha detto:

    Vorrei raccontarvi ciò che definisco il “Noi”.Perchè ho preso un cane ? A qualcosa mi serviva, anche a niente mi direte, si anche a niente, ma sappiamo tutti che non è così. Ora c’è chi “usa” il cane per lavoro o per vedere quanto vale, oppure per mostrarlo sia in bellezza, che per obbedienza, e quindi indirettamente per mostrare a se stesso – e non solo – quanto lui “vale”, ma se riesci a superare questa barriera e vai in fondo, se riesci a sentire e a vederlo come un altro essere che cerca te così come tu hai cercato lui ed arrivare ad una soglia e poi alla pienezza di una “onestà pulita” si scatena quella cosa che la Rugaas ha chiamato “guinzaglio invisibile” e cioè il legame, quel filo rosso che ti lega sempre a lui, che in qualunque istante o qualunque altra cosa tu stia facendo, lui c’è, e in cui, per la profondità della faccenda, tu e lui siete una cosa sola, appunto un “Noi”.E’ unica questa storia, è personale, ed è l’unico rapporto dove tu umano puoi vivere una simbiosi totale e pulita con un altro essere vivente.Con nessun altro partner o amico/a, o figlio, potresti essere così simbiotico e insieme così gradito.Una simbiosi ed empatia pulite, dove ci sia il rispetto per la dimensione dell’altro e di ciò che di lui tu non conosci, ed è qui che nasce la fiducia. Mi lascio andare a vivere la storia e mi fido di dove l’altro, diverso da me con altre istintualità e linguaggi mi potrà portare: mi fido.E se tutto ciò porta ad un “Noi”, cosa succede ? Succede che ci fidiamo entrambi ed allora non ci sono più confini, io e te: una cosa sola. La mia proprietà è la tua, la tua è la mia. Il tuo osso è anche mio, ma poichè so che piace più a te, te lo lascio mangiare: la consapevolezza e il rispetto. La mia casa è anche tua ed insieme decidiamo chi farci entrare: tu hai più orecchie di me e mi avvisi, sei più veloce di me, corri avanti, ma quando siamo insieme davanti all’ospite, tu non sai chi sia e se lo so io ti faccio capire che lo si può fare entrare, oppure no. Ma se io vedo nel tuo sguardo che c’è qualcosa che non va, il tuo sguardo mi fa porre il problema sul chi sia l’altro perchè di te mi fido, dell’altro non lo so.E’ difficile mentre si sta giocando o vivendo una intensità emotiva con il cane non rispondere ad un cellulare, ma lo facciamo e lui è in stand by, magari disorientato perchè non capisce come mai ad un certo punto mentre giocavi ti sei messo a fare un’altra cosa, ma il gioco vale se, mentre appunto stavamo passeggiando insieme e in libertà, lui sente un odorino gradevole e zac ci molla, e siamo noi a dover rimanere in stand by. E’ questa è l’uguaglianza di diritti in una storia pulita.E se c’è un “Noi”, ed in ogni storia di più soggetti c’è sempre un “noi”, se il cane in qualche modo fa qualcosa di “sgradito” , siamo noi che gli abbiamo, in qualche modo, detto che andava bene, perché lui il cane rimane dentro il “Noi”, mentre noi spesso ne usciamo fuori. E’ dentro il noi umano che va da ricercare la concausa perché veniamo da una storia di millenni in cui l’altro da sé, il diverso, il nuovo, non ha poi tanto valore, figurarsi poi se l’altro è un cane che invece è li a desiderare nient’altro, appunto, che il “Noi”.

  • Anonymous ha detto:

    Ups non mi ero firmata…quella del commento extra lungo e che in fondo nomina sara e i suoi cani, per capirsi, sono io…katia dalla toscana! E avrei ankora un’altro esempio più incalzante ankora…Avete mai sentito quelle storie di cani che dopo anni passati vicino al padrone, quest’ultimo viene a mancare e loro o vanno sulla sua tomba ogni giorno o senno muiono non sapendo più come fare a vivere senza di lui!!! Ecco queste non sono cose che puoi insegnare a un cane…questi sono atteggiamenti che il cane assume diciamo automaticamente, di sua spontanea volontà, grazie al bel rapporto che cane/padrone che si è venuto a creare negli anni…no?Katia d. T. 🙂

  • Alex ha detto:

    Ma infatti il punto non è far eseguire al cane dei comandi, quello può farlo chiunque con un biscottino in mano e un pò di pazienza. Non approvo però neanche un cane come Roy che prende delle decisioni che possono risultare pericolose (vedi il caso della bambina). Il cane deve poter vivere senza creare problemi nella società e quindi le regole ci vogliono, ma perchè queste “regole” vengano rispettate ci vuole un intesa per raggiungere la quale è necessario capire a fondo il proprio cane: capire i suoi segnali, rispettare i suoi bisogni, portarlo a fidarsi di noi. Ci vuole sicuramente studio, ma anche sensibilità. Riuscire a instaurare un rapporto anche empatico con il nostro amico a quattro zampe e tutt’altro che semplice.Alex

  • Anonymous ha detto:

    è molto bello questo intervento angelo e molto belle anke le risposte perchè mi hanno fatto riflettere più del solito su questo argomento.è ganzo ( come si dice qui in toscana) quando vedi uno con il suo cane, che gli impartisce ordini, come appunto: seduto, resta, terra, abbaia ecc… e il cane li esegue tutti alla perfezione…li guardi e dici: cavolo!!! guarda come è bravo quel cane!!! WOW!!!Però poi magari vedi un’altro singore con il suo cane, che non lo molla un attimo…è sempre con lui, se gli dice “siediti” lui a volte lo fa altre no, e così via…però secondo me hanno un bel rapporto…perchè il cane in linea di massima è ubbidiente però ha anke atteggiamenti suoi spontanei…non so come spiegarmi bene…ad esempio: questo cane mangia solo se è il suo padrone a derglielo il cibo…una volta mia zia voleva dargli un biscotto e lui lo rifiutava, il padrone allora si gira e gli fa: su dai mangia Roy. e Roy per farlo contento l’ha preso in bocca ma appena il padrone s’è girato la risputato. lo stesso biscotto se fosse stato il padrone a darglielo l’avrebbe mangiato. oppure: mangia solo cose sbriciolate, infatti è soprannominato Briciola, e se il cibo non glielo sbriciola il suo padrone lui non lo vuole…e non sono cose che gli ha insegnato…le fa lui, così..perchè è fatto così…oppure potrei raccontare di un’altra volta nel quale il cibo non c’entra nulla.Il padrone non c’era e Roy era rimasto a casa con la moglie, dei ragazzini giocavano con delle pistoline finte che fanno un rumore forte, nel loro giardino, la moglie era a stendere i panni e Roy vicino a lei. quando fa per tornare in casa, una bimba per gioco punta questa pistola alla moglie e Roy le salta addosso bloccandole il braccio.La mia cagna è abbastanza ubbidiente, almeno che non abbia davanti un gatto ( li odia, nn so perchè, ma se ne sente uno io nn esisto nemmeno più, pensa solo a rincorrere questo gatto e a fargli molto male:( ), però non credo che si getterebbe addosso a uno che mi fa qualcosa di male, e tanto meno che non mangi se nn sono io a darglielo ecc…Non l’ho mai portata in un campo d’addestramento, le cose che sa fare gliele ho insegnate io a casa…ma sono sempre stata combattuta su questi due modi di relazione tra cane e uomo…i cani che eseguono ogni ordine all’istante come fossero soldati mio padre li chiama robot e forse nn ha tutti i torti…credo che sia + giusto un rapporto come quello tra roy e il suo padrone…ma, per farli diventare robot basta mandarli ad un campo d’addestamento…ma per avere invece un rapporto + umano e normale come Roy e il suo padrone o Sara e i suoi cani ad esempio…come si fa?

  • Alex ha detto:

    L’obbedienza non dice un bel niente sul rapporto che abbiamo con il nostro cane.Mulan (il mio cane) è abbastanza obbediente, ma siamo ancora così lontani da quel rapporto profondo e intenso che dovrà legarci per il resto della vita.Io ho smesso di fare i soliti esercizi, siedi resta e così via. Lo fa, magari non bene, ma perchè lo fa???? Vuole il suo premietto, mi vuole far contenta o ha voglia di giocare????Non lo so, sono molto lontana dalla sua testa e credo di dovermi liberare dai vari schemi educativi che ho acquisito e messo in pratica e cominciare a cercare nel profondo della sua anima, ma più probabilmente nel profondo della mia.Alex

  • lucio ha detto:

    Hai pienamente ragione, anche se vivere spontaneamente le relazioni tra uomo e cane senza fissare dei limiti (che non devono assolutamente essere interpretati some io-padrone-tu-esegui, ma devono essere dettati dal rispetto reciproco) può a volte risultare controproducente.Mi sto rendendo conto, avendo adottato un cane già adulto e che aveva problemi di relazione con l’uomo, di come il ricalco e guida sia l’approccio che mi ha portato ad avere più risultati: non tanto misurabili nell’obbedienza ottenuta, quanto nella spensieratezza nella felicità e nella autostima che mi ha permesso di infondere nel mio cane. E come dici tu, l’obbedienza alla fine è solo un’ effetto collaterale…

  • Anonymous ha detto:

    Piu’ leggevo, piu’ mi sentivo come uno di quei cani…quelli fatti vivere nel kennel. C’e’ da lavorare piu’ su di me e sulla mia testaccia cocciuta che sui miei cani. Ma per mia fortuna loro hanno pazienza, calma, coerenza e non sanno cos’e’ un collare a strozzo.Sara

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