Il Dog Trainer Empatico: Considerare il Punto di Vista del Cane

maxwellMedallion

Questo articolo non è mio ed è invece stato scritto da Risë VanFleet. Ve lo propongo perché ha due particolarità: la prima è che è fra i più apprezzati dalla Association of Pet Dog Trainers (APDT americana). Apparso nella rivista ufficiale dell’Associazione è stato poi premiato dalla DWAA Maxwell (DWAA sta per Dog Writers Association of America). Il secondo motivo, per me il più importante, è che tratta dell’argomento empatia e “punto di vista del cane”, cose sulle quali ho fondato il mio lavoro (basti pensare al nome della mia scuola, “ThinkDog – Il mondo da un’altra prospettiva”). In considerazione a empatia e prospettiva del cane ci sono alcune similitudini, ma anche molte differenze su ciò che personalmente intendo con empatia e ciò che ritengo possa essere realizzato per mezzo di essa. La cosa importante però è che l’argomento è sempre più oggetti di discussione e confronto, anche oltreoceano.

sad-dog

Il Dog Trainer Empatico: Considerare il Punto di Vista del Cane

Di Risë VanFleet, PhD, CDBC. Traduzione a cura di Giorgia Auriemma.

Educatori cinofili e consulenti comportamentali amano discutere i metodi di educazione, e fanno bene. Più condividiamo e compariamo le nostre idee e gli utilizzi della teoria dell’apprendimento, più possiamo usare correttamente quelle capacità ed idee per trasformare le vite dei nostri clienti e dei loro cani. C’è un altro aspetto dell’educazione cinofila, tuttavia, che io credo meriti considerevolemente più attenzione di quella che gli viene data ora – il concetto di empatia nell’addestramento e nella vita con i cani.

Nel mio libro, The Human Half of Dog Training (La metà umana dell’educazione cinofila), definisco l’empatia semplicemente come “l’abilità di vedere le cose da un altro punto di vista” (VanFleet, 2013, p.61). Il dizionario online Webster la definisce come “la capacità di riconoscere o capire lo stato mentale o l’emozione di qualcun altro. È spesso caratterizzata come l’abilità di “mettersi nei panni di un altro”, o fare esperienza in qualche modo del punto di vista o delle emozioni di un altro essere all’interno di se stessi. Potrebbe essere descritta metaforicamente come un tipo risonanza o rispecchiamento emozionale (www.websters-online-dictionary.org/definition/Empathy). Certamente, i neuroscienziati hanno studiato i “neuroni specchio”, scoperti da un gruppo di ricerca all’Università di Parma in Italia all’inizio degli anni ’90. I neuroni specchio si riferiscono a certe cellule speciali del cervello che rispondono allo stesso modo sia quando siamo noi a svolgere un azione, sia quando stiamo guardando un altro mentre la svolge. Si crede che i neuroni specchio siano alle radici della nostra capacità di entrare in empatia, ma rimane ancora molto da imparare su di loro.

Quindi, cosa c’entra l’empatia con l’educazione cinofila? È plausibile che la maggior parte di noi già usi l’empatia in qualche modo nel nostro lavoro con i cani. Essenzialmente, quando facciamo uno sforzo per vedere il mondo dal punto di vista dei nostri cani, siamo più propensi a capire le loro motivazioni, i sentimenti, le reazioni e i comportamenti e, così facendo, ci poniamo in una posizione migliore per intervenire con successo quando necessario.

Forse una delle più importanti competenze che un professionista che lavora con i cani possa sviluppare è l’abilità di riconoscere e capire il linguaggio del corpo di un cane. Questo comprende guardare le tanti parti individuali del corpo – occhi, orecchie, coda, postura, bocca, sopracciglia, respirazione – così come farsi furbi nell’osservare in un dato momento l’intero cane – tutte le caratteristiche individuali in rapporto con tutte le altre (vedi, per esempio, l’utilissimo CD di Carol Byrnes, What is my dog saying? – Che cosa sta dicendo il mio cane?). È anche importante mettere tutte queste informazioni nel contesto, ad esempio, considerare l’ambiente che circonda il cane e come quel certo ambiente può informare la nostra comprensione delle reazioni del cane in quel particolare spazio e tempo.

Anche se nessuno perfeziona questa abilità, ero abbastanza sicura di saper leggere il linguaggio del corpo del cane quando abbiamo adottato il nostro quinto e attuale cane, Katie. Katie era scappata molto presto da un allevamento e aveva vissuto da sola nel bosco da cucciola. Era tremendamente impaurita dalle persone, dagli altri cani, e dal più piccolo cambiamento nell’ambiente. Poiché si rifiutava di mangiare e sembrava motivata solamente dalla possibilità di scappare via, ho iniziato a pensare a modi diversi per lavorare con lei (vedi la pubblicazione di Marzo/Aprile 2010 di The APDT Chronicle of the Dog), ma, per questo articolo, mi focalizzerò sull’uso dell’empatia. Katie era troppo traumatizzata ed evitante per usare un qualunque tipo di condizionamento operante. Una varietà di metodi di contro-condizionamento erano utili, come lo era l’uso del gioco con altri cani, ma avevo bisogno di provare a vedere il mondo attraverso i suoi occhi per evitare errori che l’avrebbero mandata a schiantarsi contro cancelli e porte nell’isterico tentativo di scappare. È stato attraverso questo processo che Katie mi ha ricordato l’importanza dell’empatia nel lavorare con qualunque altro essere vivente, pauroso o no. Il processo fu davvero semplice. Osservavo le sue reazioni molto attentamente, poi cercavo di capire cos’era successo appena prima di quelle reazioni – il contesto del suo comportamento, le condizioni antecedenti. Potevo poi anche evitare quelle condizioni nel futuro se quelle avevano provocato reazioni negative, o potevo ricreare quelle condizioni nelle quali aveva avuto una reazione positiva (nei primi stadi della riabilitazione di Katie, definivo qualunque reazione neutrale come “positiva”, visto che non mostrava quello che la maggior parte di noi avrebbe considerato reazioni positive per niente). Usando questo approccio come guida, ho imparato cosa Katie considerava accettabile e cosa no e ho commesso relativamente qualche errore. I progressi erano lenti ma stabili, con solo poche difficoltà qua e là.

Il mistero del “prendi il bocconcino”

Un fatto che dimostra quest’uso dell’empatia nell’educazione del cane si verificò dopo che Katie aveva iniziato ad essere più a suo agio con la nostra famiglia. Aveva trovato il suo “posticino” dal quale prendere i boccincini quando noi entravamo. Era un divano che stava dalla parte degli altri cani che erano seduti sul pavimento. Qualche volta prendeva il cibo con entusiasmo e lo mangiava; qualche volta lo prendeva ma lo sputava dove veniva puntualmente bloccata da uno degli altri cani; e altre volte voltava completamente la testa. Non riuscivo a capire perché il suo comportamento era così diverso da una volta all’altra quando la situazione mi sembrava sempre la stessa. Mi sono serviti diversi giorni per capirlo. Dal momento che non riuscivo a vedere alcun cambiamento nell’ambiente esterno dal mio punto di vista, ho provato a pensare attraverso l’ipotesi del punto di vista di Katie. Una volta fatto, mi è venuta in mente una possibile soluzione al mistero – era possibile che fosse la dimensione del bocconcino? La mia ipotesi era che probabilmente lei prendesse quelli più piccoli ma sputasse quelli più grandi. Bocconcini più grandi richiedevano la masticazione in pezzi più piccoli che cadevano dalla sua bocca e i movimenti improvvisi degli altri cani per mangiarli dal pavimento dove erano caduti avrebbero potuto rappresentare troppa attività per lei in quello stadio. Ho testato l’ipotesi e, come previsto, prendeva quelli piccoli, a dimensione di morso ogni volta, e o si rifiutava di prendere o sputava i bocconcini più grandi. Da quel momento in poi, le ho dato solo i bocconcini più piccoli, fino a quando non è diventata più rilassata in quella situazione.

Un Mistero del Presente

Nei quattro anni in cui ha vissuto con noi, Katie ha percorso una lunga lunga strada. In tanti aspetti, è un cane abbastanza normale. Cerca il contatto con noi; gioca con gli altri cani e con noi; ha anche trovato la sua voce, permettendoci di capire chiaramente e clamorosamente quando vuole qualcosa. È timida con gli estranei, ma prende confidenza molto più velocemente di prima. Vediamo ancora segni di miglioramento nei comportamenti sociali e nella sua abilità di gestire nuove situazioni. Ci sono ancora dei problemi occasionalmente e, quando si verificano, mi portano al vecchio “comprovato e confermato” metodo empatico di provare a capire cosa attiva la reazione di paura. Solitamente è abbastanza semplice determinare gli antecedenti del comportamento per fare degli aggiustamenti o per aiutarla a gestire meglio la situazione, così i periodi ansiosi durano molto poco. Katie reagisce ancora un po’ ai temporali o ai rumori forti, ma ora corre tra i miei piedi e resta lì, accettando delle carezze rilassanti. In passato, sarebbe corsa dietro la mia scrivania, spesso sbattendo contro la ciabatta per le prese e togliendo tutta l’elettricità dal mio computer. Recentemente, comunque, abbiamo avuto un problema e non riuscivo a venirne fuori. Per nessuna ragione, apparentemente (intendo dire, nessuna ragione che riuscissi a determinare – ma c’è SEMPRE una ragione!), ha iniziato a correre dietro la mia scrivania di nuovo e a nascondersi per periodi di tempo più lunghi. Continuavo a guardarmi attorno e ad ascoltare, ma non riuscivo a determinare alcun evento attivante che avrebbe potuto causare questo comportamento. Questo è successo per quattro volte di fila, e sapevo che qualcosa l’aveva provocato ma non ero ancora arrivata ad una risposta. Dal momento che non si comportava così dai primi mesi in cui eravamo insieme, ho iniziato a prestare più attenzione, impegnare più della mia empatia e quello è stato il momento in cui ho capito. Ho spostato alcuni dei miei cassetti da una parte (hanno le ruote) così potevo osservare Katie nel suo nascondiglio senza disturbarla. Cosa ho visto aveva a che fare con i suoi occhi, non con le sue orecchie. Lei fissava con uno sguardo spaventato il mio cane più vecchio, una Beagle di circa 16 anni, sorda, piuttosto debole e che non ci vede molto bene. Jagen era in mezzo alla stanza su un tappetino morbido su cui le piace dormire. Non potevo vedere assolutamente niente che Jagen stesse facendo che avrebbe potuto causare una reazione così forte come quella di Katie. Jagen era inconsapevole degli altri attorno a lei, stava solo facendo un sonnellino dopo essere entrata barcollando nella stanza dalla cucina. Guardando attraverso gli occhi di Katie, comunque, mi arrivò la risposta. Qualche giorno prima, Jagen si era rotolata un po’ mentre dormiva sul suo tappetino e aveva accidentalmente spinto, aprendo, una porticina alla base del nostro mobiletto della televisione. È il tipo di porta che spingi per aprire e poi chiudere. Produce un suono che fa “click”, e mi sono ricordata di come nel passato Katie aveva evitato la televisione quando ci aveva sentito fare “click” con la porta (cosa che noi facciamo raramente visto che non usiamo molto quel mobiletto). Mi sono poi ricordata che Katie se l’era filata via dalla stanza quando Jagen aveva fatto il “click”. Vedendo Katie fissare preoccupata Jagen, ho realizzato che stava reagendo al movimento di Jagen sul suo tappeto. La sua paura si era generalizzata dal “click” della porta al trovarsi di Jagen in quella particolare posizione sul suo tappeto di fronte al mobiletto della televisione! Per testare la mia teoria, ho fatto spostare Jagen in un altro posto e, come previsto, Katie è uscita dal suo nascondiglio in pochi secondi. Mi ci sono voluti parecchi giorni, ma quando ho potuto davvero vedere il mondo attraverso gli occhi di Katie, tutto è si è sistemato. Trovare una soluzione fu poi molto facile distribuendo meglio gli spazi. Semplicemente spostai il tappeto di Jagen circa di 30 cm, per cui non era più di fronte alle porte cliccanti. Avrei potuto alla fine fare qualche esercizio di contro-condizionamento con Katie con le porte cliccanti, ma ultimamente sono molto occupata perché tre dei cinque cani stanno affrontando dei problemi abbastanza seri di vecchiaia. Dal momento che cliccare le porte è un evento decisamente raro, spostare il tappeto era un modo semplice per assicurarsi che Jagen non cliccasse accidentalmente aprendo le porte di nuovo. Le reazioni di paura di Katie nei confronti di Jagen si sono calmate solo dopo un paio di settimane, e lei ha ricominciato a dormire sul pavimento abbastanza vicino a Jagen mentre sta sul suo tappeto. Ancora una volta, il metodo che ho usato per capire il suo punto di vista mi ha permesso di aiutare a rendere il mondo un posto più sicuro.

E come un ultimo mistero sotto la pioggia si è risolto velocemente

Giusto ieri, ho avuto l’opportunità di usufruire della mia empatia con Katie di nuovo. Ogni primavera, montiamo una tenda di 3 metri nell’area in cui lei fa i suoi “bisognini”, per fornire un po’ di ombra e riparo dalla pioggia. Solitamente ci si abitua in pochi giorni. Lei e gli altri cani erano fuori e ha iniziato a piovere. Ho notato che Katie si spostava da sotto la tenda, e si stava bagnando. Poiché gli altri cani stavano sotto, il suo comportamento ha catturato la mia attenzione, mentre mandava leggeri e sospettosi segnali con il corpo. Questa volta, la mia empatia era pronta all’uso, così sono uscita da sotto la tenda con lei e l’ho vista dare una veloce occhiata alla parte superiore. Ho notato il lieve picchiettio delle gocce di pioggia sulla tela e ho capito la fonte della sua reazione. Con quest’informazione, sarò capace di aiutarla a stare più a suo agio con il suono della pioggia sulla tenda usando qualche semplice esercizio di contro-condizionamento.

Conclusioni

L’uso dell’empatia durante l’educazione del cane non è limitata ai cani paurosi. Può essere usata quando si lavora su un qualunque problema di comportamento. È semplice e non richiede molto tempo, nella maggior parte dei casi. Include quattro passi: 1. spostare la propria attenzione nel guardare la situazione dal punto di vista del cane, includendo osservazioni molto meticolose del suo linguaggio del corpo; 2. rivedere la situazione immediatamente precedente e cercare nell’ambiente, inclusi nei propri comportamenti, le condizioni antecedenti; 3. fare degli aggiustamenti in quelle condizioni antecedenti e osservare le reazioni del cane per determinare cosa sta influenzando i modelli comportamentali del cane; 4. sia gestire la situazione per evitare quelle condizioni in futuro che applicare tutte quelle competenze di educazione degli altri cani per aiutare il cane ad affrontare la situazione con più successo. Per la maggior parte dei problemi comportamentali, le risposte sono in quello che i cani ci stanno comunicando se noi solo li ascoltiamo bene abbastanza e facciamo lo sforzo di vedere il mondo attraverso i loro occhi.

Risë VanFleet, PhD, CDBC, è una psicologa familiare/infantile, consulente del comportamento del cane e fondatrice del Playful Pooch Program a Boiling Springs, in Pennsylvania. È autrice di dozzine di libri ed articoli nel campo della play therapy e il suo libro Play Therapy with Kids & Canines, ha vinto il premio Planet Dog Foundation’s Sit Speak Act come miglior libro sul servizio e cani da terapia, giudicato nella competizione DWAA (Dog Writers American Association – associazione americana scrittori cinofili) del 2008. Ha anche ricevuto il premio DWAA Maxwell nel 2009 e nel 2011 rispettivamente per le best magazine series related to dogs e per il best training article in any magazine, per gli articoli comparsi in The APDT Chronicle of th Dog. Da poco è uscito il suo ultimo libro, The Human Half of Dog Training: Collaborating with Clients to Get Results. Conduce seminari sulla play & pet therapy e la metà umana nell’educazione del cane, addestra cani per la play therapy ed è consulente sui problemi comportamentali del cane. È stata appena insignita dalla Pennsylvania Psychological Association per il suo eminente contributo alla scienza e alla professione della psicologia. Si può contattare attraverso il sito www.playfulpooch.org oppure alla mail rise@risevanfleet.com.

Qui trovi l’articolo originalehttps://www.apdt.com/about/chronicle/pdf/cotd_fall2013_van_fleet.pdf

2 Commenti

  • daniela ha detto:

    Ciao Angelo,
    innanzitutto volevo ringraziarti per aver creato “THINKDOG”, in quanto dai delle opportunità (a chi non sa o sa in parte), per poter interagire al meglio, non solo con il proprio cane.
    Io e Lucky, abbiamo seguito il ns 1° seminario “Il linguaggio nascosto del cane” e ci è piaciuto molto, però a quello del 14/6, ci sarò solo io e mi farebbe piacere conoscerti personalmente (sempre se sarà possibile), in quanto vorrei chiederti dei consigli.
    Te ne do un accenno.
    1) Lucky ha 10 anni e da 5, soffre di epilessia.
    Da 1 anno abbiamo dovuto cambiare casa ed abitudini e conviviamo con mia madre e purtroppo lui, quando lei esce il pomeriggio fa la pipì (ho già consultato più di 1 comportamentalista, ma senza successo, in quanto mia madre non è affatto collaborativa ed io sono fuori tutto il giorno, al lavoro).
    2) Avrei intenzione di trasferirmi definitivamente alle Canarie assieme a Lucky e siccome sono rimasta incantata da quello che ci insegnate durante i seminari, vorrei sapere se anche lì si potrebbe fare quello che tu fai tu qui in Italia e se si, vorrei poterlo fare anche io (certamente non al tuo livello, non mi permetterei mai), ma come potrei?
    Lo Stato spagnolo lo consente? Ci sono eventualmente dei referenti in loco?
    Logicamente potrei prendere degli attestati e diventare “Educatore”, pensi sia fattibile?
    Nell’eventualità riuscissi a trasferirmi, so che devo fare il Passaporto a Lucky ed alcune vaccinazioni (che ancora non so), ma ciò che mi preoccupa maggiormente è portare lui con me sull’aereo e non farlo mettere in stiva, perchè mi morirebbe.Potresti darmi dei consigli?
    Ti ringrazio e spero di vederti presto.
    Un abbraccio
    Daniela e Lucky

    • Angelo Vaira Angelo Vaira ha detto:

      Ciao Daniela,

      il 14 sarò a Roma per Ascolta il Tuo Cane, è quello il corso che intendi? A volte nello stesso we ce n’è più di uno in posti diversi, con docenti diversi.
      Sul punto 1 mi è davvero difficile darti consigli qui.
      2. Per insegnare devi prima accumulare tanta esperienza. Ne riparliamo dopo qualche anno dalla fine della tua formazione. In ThinkDog abbiamo un preciso percorso studiato appositamente per chi vuole diventare docente. Per ora concentrati sul corso. Tengo anche a dirti che il tuo percorso personale con un educatore è molto molto importante. Bisognerà scambiare due chiacchiere a voce quando ci vediamo al corso.
      3. Questione voli. Evita i voli con il cane in stiva. Se non puoi farne a meno, scegli la migliore compagnia e una volta a bordo parla con un assistente di volo e chiedile di ricordare al comandante che in stiva c’è un cane e di fare attenzione a temperatura e pressurizzazione.
      😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.