(Il retrogrado) Palio di Siena: grande atto di inciviltà, ignoranza e analfabetismo emotivo.

Una visione più oggettiva del Palio di Siena (e di qualsiasi altro, ovunque si tenga)

Il Palio di Siena rappresenta una delle maggiori rappresentazioni dell’ignoranza e dell’egoismo umano: usare gli animali per il nostro divertimento, non importa quanto essi soffrano.

Il set (condizioni architettonico-ambientali) del Palio di Siena assicura incidenti: ogni anno ce n’è più di uno e ieri è morto un cavallo.

Pare che qualcuno abbia proposto di correrlo altrove, per esempio in un ippodromo. La risposta: “non sarebbe così folcloristico”.

Ma se mettessimo su un piatto della bilancia il nostro divertimento e il bilancio comunale di Siena e sull’altro la morte e la sofferenza dei cavalli, quale piatto peserebbe di più? Se hai risposto il primo è solo per ignoranza. Accetteremmo il Palio se puntualmente ogni anno, almeno un essere umano morisse? si sarebbero già presi provvedimenti.

Se ti stati dicendo qualcosa tipo “si ma i cavalli non sono esseri umani”, è ancora l’ignoranza a parlare.

Ignoranza

Come il razzismo

L’opinione pubblica oggi rifiuta il razzismo. Lo trova figlio di una mentalità antiscientifica, limitata ed egocentrica. Il razzismo è alla base di altre pratiche verso le quali oggi ci indignamo, come la schiavitù. Lo schiavo vale meno del padrone ed egli può disporne come meglio crede: venderlo, usarlo, obbligarlo a lavorare. Ogni onere da parte del padrone è in funzione della buona utilizzabilità dello schiavo: nutrirlo e farlo riposare.

Ma lo stesso schema mentale da cui origina il razzismo, fa fiorire lo specismo. “Tu sei diverso da me”. E di questa diversità non ne viene colta la ricchezza. Si pensa una differenza di valore: se siamo diversi, uno vale di più e l’altro vale di meno. In una mentalità siffatta è ovvio che si tenda ad attribuire maggiore valore a se stessi al gruppo di cui si è parte (etnocentrismo) e se tu vali meno io posso disporre di te come credo. Ecco come riduciamo in schiavitù i cavalli: li alleviamo in modo non rispondente alla loro natura (vivrebbero in branchi e in posti così ampi da poter galoppare, comunicare e giocare tra loro: il cavallo è un animale sociale). Poi li addestriamo ad accettare qualcuno in sella, non senza coercizione. Poi li mettiamo a correre in un ambiente dove è altamente probabile che si fratturino una zampa (per poi procedere all’eutanasia) o che muoiano a causa di incidenti.

Il nostro benessere dipende dal benessere degli animali non umani

A chi crede che non bisogna occuparsi  del benessere degli animali, finché c’è gente che muore di fame posso rispondere che con il denaro destinato al Palio di Siena si salverebbero molte vite e si potrebbero avviare progetti di istruzione per le popolazioni dei Paesi del terzo mondo. Ma molto meglio di quanto potrei fare io c’è Maneka Gandhi che spiega come sia impossibile pensare al nostro benessere senza occuparci anche del benessere degli animali non umani: leggi qui.

Il fatto di ritenerci esseri superiori che possono disporre come vogliono degli animali è un concetto proveniente da ignoranza e dalla visione non scientifica dell’antropocentrismo.

Analfabetismo emotivo

Intelligenza emotiva

L’ormai superata idea che l’intelligenza si manifesti solo attraverso performance logico-matematiche è stata abbandonata dagli psicologi grazie soprattutto ai lavori Howard Gardner, lo psicologo statunitense che ha identificato diversi tipo di intelligenza, tra cui quella interpersonale. Dello stesso avviso è anche il più noto Daniel Goleman, conosciuto grazie al suo libro “Intelligenza Emotiva“.

Golemann sostiene che chi cresce senza l’abilità di essere consapevole delle proprie emozioni e di quelle altrui, può essere tanto intelligente in altre aree, ma nel caso dell’intelligenza emotiva e sociale è un autentico analfabeta.

Empatia e compassione verso gli animali

Grazie alle molteplici ricerche effettuate nel campo della pet therapy e della relazione uomo-animale, oggi sappiamo che un corretto sviluppo dell’intelligenza emotiva e sociale in un essere umano presuppone empatia nei confronti degli animali.

In quest’ottica una maggiore compassione verso gli animali costituirebbe un criterio per misurare quanto un individuo si sia evoluto, quanto abbia sviluppato la propria mente, nell’arco della sua esistenza.

Sofferenza e pensiero animale

Gli animali sentono, gioiscono e soffrono esattamente come noi. Sono l’etologia cognitiva e le neuroscienze ad affermarlo ormai perentoriamente. Il cervello di  un cavallo è dotato del sistema limbico e dell’amigdala, entrambi elementi che regolano la vita emozionale del cavallo. Gli stessi elementi posseduti dall’uomo. Il cavallo prova grandi sofferenze esattamente come un essere umano, il qualora fosse privato dell’ambiente ideale per vivere liberamente, costretto a correre in un ambiente pieno di pericoli con la folla in delirio e l’alta probabilità di provare dolore in un incidente o durante la morte.

Questa è un’allucinazione collettiva. Questo è delirio.

 

7 Commenti

  • Chiara ha detto:

    Stavo guardando il tuo sito perchè amo i cani piu’ di ogni cosa al mondo e poi navigando ho letto la “cagata” di articolo che hai scritto del Palio di Siena.Ti assicuro che cio’ che hai scritto non si avvicina minimamente alla realtà,non hai la minima conoscenza di quello che sia Il Palio di Siena ,la sua storia,la sua cultura eppure ne parli.Ma perchè non ti limiti a parlare di quello che “forse” conosci oppure non ti interessi di quello che giornalmente succede negli ippodromi o nelle (x es.) corse clandestine siciliane??!!!Di quelle non scrivete mai…voi che dite di amare cosi tanto gli animali.Non conoscerete mai l’amore che un uomo puo’ provare per un cavallo come noi Senesi…non piangerete mai come noi per un’infortunio accorso ad un cavallo che sta facendo quello per cui è nato:CORRERE.Scrivete articoli su Siena e il Palio perchè quelli vi danno visibilità e le usate per poi pubbliccizzare il Vs. lavoro ( e chi se ne frega + del cavllo l’obbiettivo è stato raggiunto).
    In conclusione IL RETROGRADO E L’IGNORANTE SEI TU: FIDATI!!!!

    • Angelo Vaira Angelo Vaira ha detto:

      Ciao Chiara, condivido molto di ciò che hai scritto: anche le corse clandestine siciliane mi fanno schifo. La cosa qui è piuttosto semplice: quando si ama n animale? La mia opinione è: amare un animale significa anche proteggerlo e quindi salvaguardarlo anche dal correre in quella piazza. Se le cose per te stanno diversamente puoi spiegarlo: cosa succede al tuo amore per i cavalli quando vuoi vederli correre a Siena? Io riesco solo a vedere motivazioni antropocentriche, centrate sull’uomo e sulla nostra cultura (i cavalli sono nati per correre su terreni molto diversi da quello del Palio). Un ultima cosa: qui sei un ospite e sei la benvenuta, anche con opinioni diverse o addirittura contrarie alle mie e a quelle della maggioranza dei lettori. Ma solo se usi buona educazione, senza offendere ne me ne gli altri. Se ho soprasseduto all “stile” che hai avuto col tuo messaggio precedente – proprio in virtù di un’approccio pluralistico e oggettivo – non lo farò in futuro. Per il resto – a costo di rendermi ripetitivo – con argomentazioni che rispecchino un filo logico e la voglia di confrontarsi per crescere insieme sei la benvenuta.

  • claudia58 ha detto:

    complimenti per l’articolo, scritto con cognizione di causa e sensibilità.

  • Marghe ha detto:

    non importa aspettare il Palio di Siena per vedere tutto questo, basta entrare in un maneggio in giorno di concorso per vedere le minori delle cattiverie commesse dall’uomo solo su un cavallo….nei preparativi di un concorso di S.O. nazionale alto livello o peggio internazionale se ne vedono di molto peggiori, se la devo dire tutta “almeno” i cavalli del palio “rotti”, muoiono….a quelli che non saltano o non corrono abbastanza viene offerta sofferenza peggiore per tutta la vita…..scosse elettriche in ogni punto del corpo, chiodi nelle gambe, frustate, ogni genere di sevizia che vi viene in mente per mettere paura ad un animale e obbligarlo a correre o saltare di più e non si tratta di una volta e via ma della preparazione di molti, per fortuna anche in questo mondo c’è chi non è così e molti grandi cavalieri degni di questo nome applicano altre strade e altri metodi per arrivare a risultati migliori. La cosa “strana” è che un cavallo è davvero molto più grande di un uomo, se volesse potrrebbe scaraventarti giù in un secondo, mi è successo molte volte….e son dolori!!:)), ma non lo fanno…sono miioni di anni luce migliori di noi…..!

  • Alberto De Angelis ha detto:

    Vedere quella povera bestia in quelle condizioni mi fa odiare il genere umano!..
    Non ha nessun senso il sacrificio di un’animale tanto nobile per puri fini “folcloristici”, questo modo di pensare e di agire non fa altro che confermare il fatto che le bestie più incoerenti e feroci siamo noi esseri umani che ci vantiamo di usare l’intelletto e non l’istinto….Ma che intelletto serve per causare tanta sofferenza? appunto il delirio di onnipotenza?
    Mi vergogno profondamente…….

    • Angelo Vaira Angelo Vaira ha detto:

      Per fortuna, Alberto, che con il nostro lavoro – quello dell’educatore cinofilo – cambiamo le cose alla radice, permettendo alle persone di acuire i sensi e sviluppare compassione. Secondo Rifkin questà è il secolo della compassione…

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