Educazione o Obbedienza? – Approfondimento al Video Corriere TV

 

via video.corriere.it

 

Il video è piaciuto molto e diverse persone mi hanno chiesto approfondimenti. Eccoli…

In ThinkDog noi usiamo educare il cane, non addestrarlo all’obbedienza. Non è necessario infatti strutturare una relazione basata sulle dinamiche capobranco-subordinato, dominante-sottomesso e via dicendo. Lo conferma il lavoro eccellente che fanno ogni anno centinaia di persone che frequentano ThinkDog o che sono aiutate dai nostri educatori cinofili.

Educare deriva da ex-ducere, condurre/tirare fuori. Ma cosa tiriamo fuori? Ecco la risposta: tutto il potenziale del cane.

La mia idea è che ogni cane ha in sè ogni tutto ciò che serve per imparare a vivere educatamente in famiglia. Quando non ci riusciamo è perchè non teniamo presente quali sono i suoi bisogni fondamentali o perchè non abbiamo ancora sviluppato le competenze sufficienti ad educarlo.*

Il punto centrale di tutta la questione è uscire dalla visione in cui il cane dev’essere sempre “sotto comando” in ogni situazione (seduto, fermo, zitto, ecc.) ed invece fornire al cane gli strumenti cognitivi che lo portino a comportarsi spontaneamente bene in ogni situazione.

Questo non vuol dire che non dovremo insegnargli ad aspettare o il richiamo, perchè in alcuni frangenti possono essere molto utili. Quello che dobbiamo fare è NON focalizzarci SOLO sui “comandi”.

Ed a proposito di “comandi” ecco che io non utilizzo mai questa parola con chi si rivolge a me per essere aiutato col cane. Si fa esercizio, si comunica, ma non si comanda. Del resto il cane è un amico ed agli amici non si impartiscono ordini. Sebbene i metodi tradizionali ci dicono il contrario, il cane non ha bisogno di un capobranco. E chiunque dica il contrario è rimasto a metodi e teorie grezze e retrograde. Al posto della parola “comando” in ThinkDog  usiamo la parola “indicazione” o “segnale”.

Se vuoi rivedere il video clicca qui!

 

*Fai attenzione anche alle adozioni: per la maggior parte dei cani da guardia agli armenti, per esempio (maremmani, pastori del caucaso, pastori dell’anatolia, ecc.) è molto più difficile adattarsi alla vita cittadina, poichè per i fautori della razza, la diffidenza nei confronti degli estranei e l’aggressività protettiva e territoriale sono autentiche virtù.

1 Commento

  • Sara ha detto:

    Il mio cucciolo quando vede il bocconcino si esalta e mentre glielo do mi addenta letteralmente le dita perchè smania di averlo (gli diamo da mangiare, tranquilli, anzi, non scaliamo nemmeno più i premietti dalla dose giornaliera).
    Ah, e se li butto a terra si esalta e appena ha finito torna da me con gli occhioni aspettandone ancora! Non so se esserne felice o frustrata.

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