Quel dialogo sottile – parte II –

franceschiniIl dialogo tonico emozionale come prima forma di comunicazione

Molte delle interazione tra noi e gli animali (vedi quello che è successo tra me e la mia amica a quattro zampe Emma) si giocano a livello del dialogo tonico emozionale, una forma sottile di comunicazione che passa attraverso la modulazione dello stato di tensione dei muscoli. Gli animali vivono immersi in questo mondo dell’impercettibile, dove ogni variazione tonico muscolare è una parola, che si colora di significati diversi a seconda dei contesti e delle necessità del momento.

Per noi umani il dialogo tonico emozionale è attivo alla nascita, quando il neonato non usa ancora il verbale per esprimersi e gli adulti vivono in uno stato di simbiosi tale da permettergli di empatizzare con il cucciolo, adeguandosi al suo linguaggio. Il neonato istintivamente segnala i propri bisogni con l’ipertonia, che esprime uno stato di insoddisfazione, oppure si lascia andare a un tranquillo rilassamento, con cui manifesta il suo appagamento. Il corpo è il primo canale di comunicazione emotiva, il primo strumento di relazione: tramite le cure fisiche si instaura il legame di attaccamento tra neonato e genitori, legame per mezzo del quale si trasmettono al bambino i più antichi modelli interni di sé, dell’altro e della relazione con l’ambiente.

Le variazioni tonico muscolari riflettono il livello di attivazione globale del corpomente (arousal), che varia a seconda dello stato motorio, cognitivo e emotivo. Quando dormiamo, meditiamo, quando il corpomente riposa in uno stato di appagamento, l’arousal diminuisce. Al contrario, bisogni, pensieri, emozioni, intenzioni fanno aumentare l’arousal in termini di pressione arteriosa, battito cardiaco, respirazione, sudorazione, livelli ormonali e, non ultimo, lo stato tonico muscolare: il corpomente si attiva per prepararsi all’azione, che permette di modificare la relazione con l’ambiente allo scopo di ridefinire istante dopo istante un ottimale adattamento. Questo principio è valido sia per gli umani sia per gli animali, perché si è rivelato utile alla sopravvivenza.

Quello che possiamo aggiungere dal punto di vista della psicologia dell’età evolutiva, è che i bambini imparano a modulare l’arousal dai genitori, tramite le cure veicolate dal legame di attaccamento. Immaginiamo cosa può succedere a un bambino che piange, quando la madre lo prende in braccio. Se nella madre il tono muscolare è disteso, la voce carezzevole e il contatto fisico gradevole, il bambino può appoggiarsi a lei e sentirsi sicuro, una sicurezza di tipo psicofisiologico, che è allo stesso tempo fisica (l’appoggio fornito dall’abbraccio) e affettiva (il conforto emotivo). Il bambino apprende una sequenza di stati psicofisiologici, in cui all’attivazione del pianto segue la distensione del rilassamento, un pattern che nel tempo potrà ripercorrere autonomamente anche senza l’aiuto della madre.

Al contrario, se la madre è tesa e poco disposta a tollerare in sè e nell’altro uno stato di agitazione, il bambino leggerà il suo elevato livello di arousal come un ulteriore segnale di allerta, che non farà che aumentare ancora di più il proprio stato di attivazione. Se l’abbraccio della madre non gli garantisce un adeguato sostegno fisico, il neonato non potrà allentare le sue tensioni muscolari, che andranno a costituire i primi mattoni della postura, intesa come configurazione personale di linee di tensione e, in senso più ampio, come modo di essere nel mondo. Questo discorso è valido per il neonato che piange perché ha fame, ma anche per il bambino più grande che è arrabbiato. In altre parole, l’apprendimento e la comunicazione emotiva passano attraverso il dialogo tonico e la co-regolazione dello stato di arousal nella relazione con l’altro.

 

Gli animali sono molto sensisibli al nostro livello di attivazione generale e allo stato di tensione dei muscoli, perché tramite il corpo noi esprimiamo le nostre emozioni più autentiche. Peccato che noi uomini evoluti prestiamo molta attenzione alla comunicazione verbale, mentre manteniamo per lo più una tacita ignoranza per tutto ciò che concerne il linguaggio del corpo. Per recuperare questa dimensione spesso è necessario ripartire da zero: dalle sensazioni corporeee, dal respiro, dalla postura. Ampliare la consapevolezza psicofisiologica ci consente di accedere a un canale comunicativo in grado di regalarci un senso profondo di connessione, che è prima di tutto una connessione con noi stessi e con la nostra “animalità” e, di conseguenza, anche con l’altro.

 

Per saperne di più…

Alexander Lowen, La spiritualità del corpo, Ed. It. Astrolabio, Roma, 1991.

Daniel N. Stern, Il mondo interpersonale del bambino, Ed. It. B. Boringhieri, Torino, 1987.

 

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