Un Cane, un Bambino e un Seggiolone

Come insegnare a un cane a calmarsi in presenza di un bambino che… lancia la pappa dal seggiolone!


Regia: Christian Moggi

È impossibile tenere Camilla per terra… Sembra una magia!

È meraviglioso partecipare all’entusiasmo che colpisce i proprietari di cani quando questi cambiano in poco tempo il loro comportamento. Ma ogni cinofilo sa che la “magia” ha una struttura.

Approfitto quindi dell’esigenza di Francesca e Mattia, che apparentemente riguarda solo chi ha un cane affamato e un bambino piccolo, per spiegare non solo la procedura, ma anche quello che c’è dietro: se impariamo quali sono i principi che sottendono l’apprendimento del cane, allora potremo usare questi principi in qualsiasi situazione, creativamente, andando oltre al “se il cane fa così, tu fa cosà”.

Il problema

Qui abbiamo un cane, Camilla, delizioso cavalier king, che desidera cibo. Ha imparato che se si mette sotto il seggiolone di Mattia ne arriva. Il bimbo da parte sua, effettivamente lo butta giù: non ha ancora un controllo motorio sufficiente per evitarlo. E se il cibo tarda ad arrivare, il cagnolino gratta le gambe del bimbo, abbaia, e questo, come sappiamo non va bene.

La soluzione provvisoria

Fino a quando il cane non ha imparato a star giù mentre il bimbo mangia, devi far qualcosa se non vuoi che graffi le gambe del bimbo e che i vicini si lamentino per gli abbai. Per evitare di metterlo in un’altra stanza e perché familiarizzi con la presenza del seggiolone+cibo, puoi deviare la sua attenzione su qualcosa di furbo. Il Kong è lo strumento che io preferisco e lo si usa come mostro in video.

La soluzione comune per il lungo termine

Un educatore cinofilo normalmente insegna a non dare cibo da tavola, così da evitare che il cane stia lì tutto tempo, sbavante, ad aspettare. Dopo un po’ che il cibo non arriva, il cane smette di chiedere, poiché il suo comportamento non genera alcun giovamento, e quindi si sdraia e si rilassa. Un buon risultato. Tecnicamente un esperto nel modello operante direbbe: togliendo il rinforzo, il comportamento si riduce in frequenza fino ad estinguersi.

La solita soluzione qui, non si può adottare

Il problema è che un bambino su un seggiolone non lo controlli, butterà giù la pappa e quindi la soluzione di far “estinguere” il comportamento, togliendo il rinforzo rappresentato dal cibo, in questa specifica situazione, non si può attuare.

E punire il cane? Parliamo di sberle, urla e simili. Ci provano in molti ma difficilmente funziona. Necessita di un tempismo perfetto, di una intensità adeguata e nel momento in cui smetti di punire, il comportamento ricompare. Per non parlare del legame col cane che ne verrebbe indebolito.

Qui abbiamo preferito insegnare al cane un comportamento alternativo. L’obiettivo è far credere che il cibo arriva se si sdraia, anziché grattare le gambine del bimbo.

In una prima fase si insegna al cane a sedersi per ottenere cibo. A questo ci pensa la mamma o il papà, lontano dal bambino.

Successivamente, quando il cane guardando il cibo e sentendone l’odore si siede, possiamo avvicinarci al seggiolone. Inizialmente il bambino non deve avere a disposizione il cibo, così che il genitore possa premiare il cane al momento giusto.

Più tempo passa, più il cane tenderà a sdraiarsi. Dal momento che non stiamo preparando il cane a una gara, possiamo tranquillamente rinforzare anche questo comportamento. Col tempo il cane rimarrà in attesa, con le quattro zampe per terra, e riceverà il cibo direttamente dal bimbo, che per sbaglio (ma lui questo non lo sa) andrà a rinforzare il comportamento di attesa del cane.

Attenzione alle progressioni

È normale che anche quando sembra che il cane abbia imparato, riproponga il comportamento inadeguato. Possiamo capire che tutto sta procedendo per il verso giusto dal fatto che il nuovo comportamento tende sempre più, nel tempo, a prendere il posto di quello precedente. Il nostro cane inoltre apparirà col tempo più flessibile ed educato anche in altre situazioni. Il motivo risiede nel fatto che se lavoriamo bene non agiamo solo sui comportamenti, ma anche sulle sue capacità e la nostra relazione con lui.

È valido sempre e per tutti?

No. Il mio consiglio è di farsi aiutare sempre da un professionista, soprattutto quando si tratta di cani e bambini. Ma sento che questo genere di procedimento sia molto meglio che mettersi a punire il cane o rassegnarsi. Quindi provate e se non riuscite, rivolgetevi a un educatore cinofilo.

I principi basilari dietro l’apprendimento

Se impariamo quali sono i principi dietro l’apprendimento del cane, allora potremo usare questi principi in qualsiasi situazione, creativamente, andando oltre al “se il cane fa così, tu fa cosà”.

“I comportamenti rinforzati tendono ad aumentare in frequenza” diceva Thorndike. Chi ha un cane e gli ha insegnato a dare la zampa o fare il seduto, avrà notato quanto è semplice col rinforzo positivo: il cane fa una cosa, tu la premi, il cane è più motivato a ripeterla. Un mucchio di giochi nascono da questa sequenza: il lancio della palla è il rinforzo all’azione di riportarla. Se abbiamo un comportamento indesiderato da parte del cane, possiamo individuare il motivo per cui si comporta in quel modo, l’oggetto/evento che lo rinforza, e quindi rimuoverlo.

Questo è un modo asciutto di presentare la cosa. Si chiama “modello operante” e aiuta gli addestratori di tutto il mondo a insegnare ai cani i comportamenti più disparati. Ma è davvero tutto qui? Ho seguito questa linea di pensiero per molto tempo, fino a diventarne un fan, perché ti aiuta a ottenere qualsiasi comportamento in modo gentile e con cani che non vedono l’ora di mettersi in gioco. In un periodo dove la coercizione la faceva da padrone capite che per me è stata una scoperta incredibile, tanto da basarvi il mio lavoro per anni. Ho insegnato ai miei cani in modo gentile a fare il riporto (per sino di matite, chiavi e monete), tutto il repertorio delle prime classi di obedience e diversi trucchi. Ci siamo divertiti un mondo. Solo che a un certo punto – capita a chiunque faccia il mio lavoro e abbia una certa sensibilità – senti che manca qualcosa. Che fine fanno le emozioni, il legame sociale, le motivazioni? Me lo sono chiesto per anni e la risposta non è arrivata immediatamente, ma lungo un cammino che probabilmente non finirà mai. Ho trovato risposte nell’etologia cognitiva, nelle neuroscienze, nella psicologia animale comparata.

Come molti sanno, queste discipline scientifiche sono diventate una fonte estremamente fertile di conoscenza per una larga fetta di cinofili. Quanto segue è una piccola occasione di riflessione per chi voglia andare oltre il comportamentismo.

Cervello emotivo caniNon stai solo premiando il cane per un comportamento: stai allenando il cane emotivamente

Ad un certo punto, nel video, dico “stai allenando il cane ad attendere”. Perché i nostri amici a quattro zampe si comportino educatamente, hanno necessità di sviluppare capacità. Alcuni non capiscono che a volte il cane ha capito cosa gli chiediamo, ma non è in grado di farlo, poiché gli manza un adeguato sviluppo di intelligenza emotiva. Un punto importante da comprendere qui è che un’abilità emotiva, una volta sviluppata, il cane la utilizzerà anche in altri contesti. Se spostiamo il focus dal comportamento “giusto”, alle capacità del cane, il nostro operato andrà più a fondo e arricchirà la mente del cane, rendendola più flessibile. Questa è la differenza fra i cani che definiremmo comunemente “intelligenti” e quelli invece che sembrano dipendere costantemente dalle nostre indicazioni.

Nell’ultimo video di questa serie, realizzata in collaborazione col Corriere della Sera, tratteremo approfonditamente di come intervenire sui diversi livelli di apprendimento.

1 Commento

  • Buongiorno, leggo sempre i suoi articoli, sono veramente educativi, ma io ho un problema con una cagnetta di 3 anni che è stata tolta alla mamma appena nata, è stata portata in Italia e me l’hanno venduta dicendomi che aveva circa 3 mesi ! é un incrocio tra barboncino e maltese, mi sono aiutata molto con un vostro educatore, senza il quale, penso che avrei dovuto usare gli psicofarmaci……, al cane però rimane sempre il difetto che non vuole sentirsi toccare dalla vita in giù, è un problema tolettarlo o fargli le normali cure quotidiane!Ringhia e morde anche a me, se lo tocco dove non vuole,impossibile pettinarlo, vuole stare in braccio, e quando lo prendo da terra e lo tiro sù ringhia molto, la stessa cosa quando faccio l’azione opposta.Vuole il guinzaio, ma quando glielo metto mi morde le mani. Se vede cani grandi abbaia molto e si lancia contro, se lo prendo per portarlo via mi morde…………………….Ho letto il suo libro dritto al cuore del tuo cane, e mi sembra di aver capito, che per questi cani importati non ci sia nulla da fare……………………..Mi piacerebbe molto farlo vedere a lei. Buongiorno

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