Ero Solo e Senza il Becco di un Quattrino: Cosa è Cambiato in Venti Anni di Cinofilia

Quest’anno celebro i miei venti anni di carriera. Cosa è cambiato in sintesi?

Angelo Vaira e Lucky 1998

Leno (BS), 1998. Tuta, gilet da lavoro, salamotto di juta in mano. Io e Lucky, all’epoca due anni di età, in addestramento.

Mi trovavo a 1.000 km da casa, da solo e senza un soldo in tasca

Nel 1998 giunsi in un Centro Cinofilo molto grande. Il “Cave Canem”. Non avevo la macchina e non conoscevo nessuno. Tranne Lucky, il mio cane, con cui avevo trascorso la notte in treno. Partiti da Bari e arrivati a Leno, il piccolo paesino della provincia di Brescia in cui si trovava Cave Canem. Era il 23 agosto 1998. Cominciai con lo spalare merda di cane. Di tanti cani. Un’ottantina. Ogni giorno. Non ero uno sprovveduto: frequentavo campi di addestramento da un paio d’anni e Lucky era un vero fenomeno nonostante fosse “solo” un meticcio. Ciò nonostante mi ero trasferito e mi facevo il culo per imparare. È partendo da questo presupposto che quando un aspirante educatore cinofilo mi dice che vuole un corso vicino casa e che 100 km da fare sono troppi mi viene da sbattere la testa contro un muro.

Fatto sta, che il mio modo di lavorare doveva essere piaciuto: un mese dopo il mio arrivo a Cave Canem, divenni ufficialmente addestratore di quel centro cinofilo. Ma non mi fermai.

Due anni dopo avrei fondato l’APDT Italia (Association of Pet Dog Trainers). Era la prima associazione italiana di istruttori cinofili “gentili”: proibito il collare a strangolo e in ferro.

Nel 2001 sarebbe nata ThinkDog e ponevo le basi per l’approccio cognitivo-relazionale insieme ad alcuni colleghi.

Molte le persone con le quali avrei lavorato gomito a gomito per un pezzo della mia vita. La lista sarebbe lunghissima, ma lasciatemi nominare i primi, alcuni dei quali sono ancora grandi amici: Daniela Panozzo, Gianvittorio Pasotti, Cristina Bordoni, Aldo La Spina, Ivano Vitalini, Roberto Marchesini, Luca Spennacchio.

Moltissimi gli ostacoli, i no ricevuti, le porte chiuse in faccia, le relazioni rotte e quelle rinate, le notti insonni, ma anche la passione le idee entusiasmanti e le vittorie celebrate. E se volete ve ne racconterò, insieme magari a qualche retroscena da lasciare sbigottiti. Almeno a giudicare dalle facce che fanno i miei interlocutori quando davanti a una birra ci si racconta un po’ di cose a briglia sciolta.

In venti anni sono cambiate tante cose

Venti anni fa, nelle foto sulle riviste di settore, si vedevano solo collari a strangolo o con le punte rivolte verso l’interno. Se si parlava di addestramento, si vedevano solo immagini di cani addestrati all’utilità e difesa. I cani erano rigorosamente di razza e c’era una netta distinzione di valore tra loro e i meticci. Gli articoli parlavano sempre di dominanza e sottomissione del cane come regola fondante per impostare una buona obbedienza. La parola “educazione” quasi non esisteva in ambito cinofilo e in ogni caso era scambiata per “l’obbedienza di base”. L’addestramento era rivolto solo a cani di certe razze. Tipicamente pastore tedesco, dobermann, rottweiler, boxer. Inoltre cominciava non prima dell’anno e mezzo di età del cane: un cucciolo certamente non poteva sostenere le pratiche coercitive.

“Cosa vorrai mai cambiare Angelo?”, mi veniva detto, “Il mondo non cambierà mai!”. E invece lo abbiamo fatto. È cambiato tutto. Oggi un’alternativa c’è. Senza sollevare la questione del “quale sia il metodo migliore”, si può scegliere fra i metodi coercitivi, quelli gentili e l’approccio cognitivo-relazionale.  Per molti l’ostinazione a sottomettere il cane e impaurirlo o obbligarlo per ottenere comportamenti da lui, semplicemente non ha senso.

Diversi Comuni italiani  oggi vietano l’utilizzo del collare a strangolo. Sulle riviste vediamo soprattutto pettorine e collari in nylon. Si parla moltissimo dei meticci e del rispetto verso i randagi. L’approccio è decisamente più empatico e il cane è considerato sempre più un membro della famiglia, piuttosto che un subordinato che deve essere ai nostri ordini. L’apice è rappresentato da quella sempre più grande fetta di persone che realizza quanto siano diventati esseri umani migliori grazie alla relazione col proprio cane.

ThinkDog ha contribuito a generare un lascito culturale importante: una base sicura, classi di socializzazione, classi per cuccioli, l’uso della pettorina e del guinzaglio di tre metri ogni volta che sia possibile, l’empatia e il modo di coltivarla, l’importanza dell’assumere la prospettiva del cane e di indagarne l’esperienza a partire non tanto dalle teorie, quanto dall’esperienza diretta.

Tutto diffuso attraverso corsi, conferenze, librigli interventi in Raila mia trasmissione su FoxLifeRadio 24, la collaborazione col Corriere e l’impegno di centinaia di educatori cinofili ormai operanti in tutta Italia.

Un cambiamento che va avanti da solo

Docenti ThinkDog saltano insieme

Indipendentemente dalla mia presenza, il cambiamento culturale è avvenuto e andrebbe avanti anche se io mi togliessi dall’equazione. Questo era il mio più grande obiettivo da raggiungere: realizzare un cambiamento che andasse avanti da solo. Quando questo accade hai chiuso il cerchio. Il punto di non ritorno è passato.

Naturalmente non è accaduto solo attraverso la mia persona. Il “movimento” del cognitivo-relazionale è cresciuto enormemente negli anni e sono moltissime le persone che hanno dato e continuano a dare il loro contributo. Ma forse proprio per questo sento la necessità di festeggiare con altri e lo farò in due modi:

  1. Un Covegno-Festa-Vacanza aperto a tutti, che si terrà Ferrara il 21, 22 e 23 settembre
  2. Una camminata simbolica da Assisi a Piazza San Pietro, che culminerà con una udienza con Papa Francesco, il cui scopo è sollevare l’attenzione sulla questione animale

Siete tutti invitati.

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