Jean Pierre: Brevi Versi sull’Educazione Cinofila, la Pet Therapy e la Consapevolezza

Foto di Jean Pierre, il cane di Angelo Vaira

Ti sento, Jean Pierre.

Percepisco chiaramente cosa provi e tu ti senti sentito, come capita a me quando, per esempio, sto poco bene. Sai Jean Pierre, questa è la definizione che Daniel Siegel, un neuropsicologo, da di ‘empatia’: sentirsi sentiti.

Ma a te non importano le definizioni.

Mi stai insegnando che vivere un’esperienza conta ben più che capirla concettualmente. E mi sento più piccolo di te io, imprigionato come i miei simili, nei recinti che costruiamo con le parole e con i concetti che a esse leghiamo.

Da questa mia piccolezza però, sono felice di considerare che la tua presenza, vissuta con particolare attenzione e consapevolezza, mi porta in quel “vivere-oltre-il-concetto” in cui tu risiedi, ma che è anche parte dell’esperienza umana. Diciamo così: il tuo invito a dimorare in quel regno, è un grande aiuto.

Gioisco al pensiero di quei miei amici educatori cinofili e operatori in pet-therapy, che hanno realizzato che il loro lavoro è un destrutturare per venire incontro a voi ‘animali’ (persone non umane) e lasciarvi fare, agire, insieme a noi, concertati, come fossimo musicisti.

Disseppellite così da montagne di teoria, protocolli e procedure, ecco che l’educazione cinofila non è più educazione cinofila e la pet therapy non è più pet therapy.

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