Mente e Cambiamento nella Relazione col Cane

Tutta la vita ruota attorno al cambiamento. L‘addestramento del cane è l’arte di rendere più abile il cane a eseguire compiti. E questo richiede un cambiamento. L’educazione si muove attorno al cambiamento che il cane mette in atto nel tempo nel suo stare al mondo in famiglia e con gli altri, maturando capacità e interpretazioni del mondo. Anche la riabilitazione comportamentale del cane, la terapia comportamentale, l’affrontate comportamenti anormali o patologici, richiede cambiamento.

E come ci insegnano gli animali, le relazioni affettive cambiano, così come l’ambiente, le situazioni, la salute, le risorse alimentari, il nostro stesso corpo. Tutto cambia, che lo vogliamo o no.

L’impermanenza è legge universale e riguarda ogni fenomeno. Eppure parliamo sempre e solo di un cambiamento: quello che deve fare il cane. Deve diventare più buono, più bravo, più intelligente, più educato, più veloce, più forte. E quindi studiamo tutto di lui: etogramma, fisiologia, psicologia, memoria. Oppure passiamo anni a praticare raffinando le stesse tecniche, per ottenere gli stessi risultati di sempre. Oppure ancora costruiamo piani, protocolli, tecniche e ogni sorta di ingegno.

Ma cercare di cambiare il cane direttamente è come cercare di fare un buco sulla sabbia quando tira vento: è faticoso, impreciso, poco duraturo e per di più rischia di rovinare il paesaggio.

Ci sono quindi almeno tre aspetti da considerare a fondo:

  1. L’etica del cambiamento
  2. L’aspetto strategico del cambiamento:
  3. L’aspetto emergenziale

1. Etica del cambiamento

Siamo così tanto fissati sul giudicare il comportamento del cane, che immediatamente vogliamo cambiarlo senza coglierne nemmeno i significati: grosso errore. La prima cosa da valutare è se il cambiamento che chiediamo proviene da nostre distorsioni: estetica, gusti, false credenze, ignoranza, egoismo. È davvero giusto chiedere al cane di cambiare? Quali conseguenze avrebbe questo cambiamento, a ricaduta, sulla famiglia? Ed è altrettanto giusto il non cambiamento? Il ritenere che il cane deve essere lasciato così com’é, se operando il cambiamento ne aumenterebbe la qualità della vita?

2. L’aspetto strategico

Come funziona il cambiamento? Spesso secondo logiche non lineari. Siamo convinti che per ottenere che ci ascolti bisogna ripetere un certo numero di volte gli esercizi di obbedienza secondo coercizione o gentilezza e rinforzi positivi, in cui per ottenere X si deve sempre fare prima y. Ma la mente non funziona in questo modo proprio perché complessa. Certamente dalle associazioni stimolo-comportamento si può ottenere molto eppure quante volte ci si incaglia?

Infatti se il comportamento adeguato in un branco necessitasse di addestramento lineare, fra cani in branco non sarebbe possibile la convivenza, poiché fra loro non si sottopongono a estenuanti ore di “campo”, eppure raggiungono grande profondità affettiva ed grande efficienza cooperativa.

Sicché scopriamo che per far salire il cane in una macchina non bisogna spingerlo, ma trattenerlo. Che per non fargli aggredire i passanti, non bisogna inibire il suo comportamento, ma ampliarne le capacità sociali.

3. L’aspetto emergenziale del cambiamento

Il secondo aspetto, quello emergenziale, richiede la comprensione che il cane è un sistema cognitivo aperto immerso in contesti a loro volta complessi e mutevoli (famiglia, ambiente, umori circolanti ecc.). Il modo migliore di intervenire è quello dei modelli naturali e dei sistemi neurali come il cervello stesso: non decidiamo in anticipo che forma prenderà, interveniamo sulle condizioni in cui è immerso, così che possa sviluppare talenti, personalità e adattabilità. Molti comportamenti sono il tentativo da parte del cane di mantenere la sua psiche in equilibrio. Ed ecco che scopriamo che invece di cambiare il comportamento, bisogna lavorare sull’equilibrio e altri fattori, così da ottenere un cambiamento spontaneo, duraturo e che lo porti a una salute migliore.

Il Principio di Disuguaglianza

Il chiaro sintomo che non stiamo operando secondo la vera natura del cane e quindi secondo i tre aspetti sopra descritti è questo: desideriamo che il nostro cane assomigli a un ideale, al cane perfetto che abbiamo in testa. Col risultato che l’addestramento tratti tutti i cani allo stesso modo, lungo percorsi che convergono verso uno standard. Ma i sistemi viventi sono altra cosa.

Cani, bambini e adulti in apprendimento, alla fine di un percorso dovrebbero al contrario dissomigliarsi ancor più marcatamente, manifestando inclinazioni, talenti, personalità proprie e singolari, tutte emerse a partire da sé e non da un cliché imposto. Questo è ciò che in ThinkDog chiamiamo Principio di Disuguaglianza.

L’alchimia che ne permette la realizzazione è possibile solo conoscendo come funziona il cambiamento nei sistemi viventi e i fattori che la relazione col cane pone in gioco.

Di questo parleremo nella conferenza di sabato 9 maggio.

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