Tutta questione di prossemica

Prossemica

Nel mio lavoro di istruttore cinofilo capita spesso di sentirmi dire “con te si comporta diversamente, di solito non è così”. Solitamente succede quando mi presento alla porta di case in cui vivono cani molto eccitati, aggressivi, paurosi. Le persone si aspettano che il cane abbai, salti addosso, vada a nascondersi sotto il letto e, se questo non accade, ovviamente si stupiscono.

Prendiamo ad esempio un cane pauroso che sia solito scegliere come risposta alla paura la fuga di fronte alle persone che entrano in casa (approfondimenti sulle reazioni dei cani alla paura – link  https://angelovaira.it/blog/le-4-reazioni-dei-cani-paurosi/ ), come possiamo, già dal primo incontro, far sì che il cane scelga una soluzione diversa?

Cosa fa la differenza quando a entrare in casa è un educatore o un istruttore cinofilo?

Tutta questione di prossemica!

La prossemica è la disciplina che si occupa del modo in cui un individuo occupa e utilizza lo spazio attorno a sé e di come se ne serve per comunicare. La prossemica, quindi, è un aspetto della comunicazione non verbale e riguarda:

  1. la posizione rispetto all’ambiente – un cane che si ferma in un angolo sta cercando riparo e protezione, un cane che si mette al centro di una stanza si sente più sicuro oppure mostra la sua attitudine al controllo
  2. la posizione rispetto ad altri individui
  • mettersi di fronte assume diversi significati quali minaccia, competizione, assertività
  • mettersi di fianco vuol dire alleanza, collaborazione, interesse, disponibilità alla cooperazione
  • mettersi in diagonale sottintende disponibilità alla comunicazione
  • mettersi dietro è una richiesta di protezione con delega dell’iniziativa a chi rimane davanti
  • mettersi davanti esprime la volontà di proteggere e di assumersi la responsabilità dell’interazione con gli altri
  • dare le spalle interrompe l’interazione e la comunicazione
  1. il movimento
  • traiettorie – una traiettoria diretta e frontale indica assertività o competizione, una traiettoria curva indica l’intenzione di prevenire conflitti, una traiettoria laterale indica disponibilità alla collaborazione
  • velocità – avvicinarsi velocemente spesso esprime una minaccia, avvicinarsi lentamente è un approccio più rispettoso
  • ritmo – un ritmo regolare e fluido esprime rilassatezza, un ritmo irregolare spesso è sintomo di nervosismo
  1. distanze rispetto a un interlocutore – maggiore è la confidenza minore potrà essere la distanza dall’altro. Dall’esterno verso l’individuo, possiamo individuare i confini di 4 zone:
  • pubblica – quando non c’è interazione, ad esempio un cane che ne vede un altro dall’altro lato della strada senza che vi sia alcun tipo di comunicazione
  • sociale – quando due individui sono in comunicazione, anche se non necessariamente a contatto, utilizzano posture e gesti appositamente per comunicare a distanza
  • individuale – quando esiste un’interazione diretta che può prevedere anche il contatto, ad esempio durante il gioco
  • intima – è la distanza riservata ai membri del proprio gruppo sociale, ad esempio quando i cani dormono uno sull’altro

Il confine tra una zona e l’altra non è netto è non può essere definito in metri perché dipende dalle caratteristiche del soggetto in esame ed è variabile secondo il contesto. Lo stesso cane nei confronti dello stesso interlocutore potrebbe avere distanze diverse in contesti diversi o in momenti diversi all’interno dello stesso contesto.

Ogni cane ha le sue caratteristiche, le sue emozioni condizionano il rapporto con gli altri. Come esistono persone che amano il contatto e che gradiscono stare a distanze ridotte praticamente con tutti e come esistono persone che non amano il contatto e preferiscono mantenersi a distanze maggiori dalle altre persone, così anche i cani hanno le loro preferenze. La differenza purtroppo è che, mentre siamo portati a rispettare le distanze tra persone, spesso siamo meno attenti a rispettare le distanze quando il nostro interlocutore è un cane.

E’ davvero così importante per noi andare a fare le coccole a qualsiasi cane che incontriamo in strada o al parco? O possiamo essere più rispettosi dell’individuo che abbiamo di fronte?

Per chi sa cosa guardare, anche un cane da solo in uno spazio vuoto comunica qualcosa, proprio attraverso la prossemica che mette in atto. In fatto di comunicazione i cani sanno sempre cosa guardare! Le persone, invece, spesso sono meno attente alla comunicazione del corpo e capita che questa sia incongruente rispetto a quello che vorrebbero comunicare.

Torniamo all’esempio del cane pauroso. Quando arriva gente in casa, quello che accade di solito è che il cane corre alla porta e si trova l’ospite di fronte (fuori dalla porta) e la sua famiglia affianco (dentro casa davanti all’ospite). Il cane interpreta questa situazione come: noi insieme contro l’intruso. Se poi l’ospite, nel tentativo di interagire amichevolmente con il cane, si china davanti a lui e allunga le mani per toccarlo, il suo comportamento diventa molto minaccioso e il cane reagisce scappando o minacciando a sua volta.

Cosa posso fare per comunicare in maniera chiara al cane che sono amichevole?

Posso fermarmi fuori dalla porta, rivolgere il fianco al cane e chiedere al proprietario di uscire sul pianerottolo, mettersi al mio fianco ed entrare in casa insieme. In questo modo sto comunicando al cane che non sono una minaccia nei suoi confronti e che sono un amico del suo familiare.

Questo è soltanto un esempio di come un utilizzo adeguato della prossemica possa aiutarci a stabilire immediatamente una comunicazione chiara con il nostro interlocutore, ma i casi in cui la prossemica può venirci in soccorso sono evidenti in tantissime situazioni di gestione quotidiana.

Pensiamo a un cane che al guinzaglio si lancia contro gli altri cani o le persone, se il conduttore si limita a trattenerlo e rimane dietro di lui, sostanzialmente sta delegando al cane la responsabilità di affrontare una minaccia.

Oppure pensiamo a un cane che si spaventa per un oggetto strano o per qualcosa mosso dal vento, possiamo aiutarlo a capire che non c’è pericolo semplicemente mettendoci vicino all’oggetto, anziché rimanendo di fronte. In questo caso, ovviamente, non è soltanto questione di prossemica, è importante anche quanto siamo accreditati ai suoi occhi…ma questo è un altro discorso!

 

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