Lo Sguardo del Cane su di Noi

ThinkDog la chiamiamo legge della varietà indispensabile, nata in cibernetica e poi assunta come principio delle scienze cognitive.

Oggi però c’è un altro tipo di sguardo del cane su di noi che colgo con più favore, più intimità, più soddisfazione. Ed è lo sguardo che naturalmente il cane porta verso di noi, quello che nasce come spontaneo interesse del cane nei nostri confronti. Può assumere un carattere di curiosità, stupore, gioia, partecipazione e così via. Può anchr essere interrogativo (“aiutami a dare un significato a quello che sta succedendo”).

Il fatto poi che il cane possa avere una sua opinione su di noi, un suo sentimento a proposito della nostra persona, del “chi siamo”, somma di tutto ciò che ci vede fare, delle emozioni che guarda passare attraverso i nostri gesti e le espressioni del nostro volto, mi crea molti interrogativi. Come gli apparirò mai? Come mi vedrei se potessi guardare attraverso i suoi occhi? Cosa proverei al mio stesso passaggio? Quando il filosofo Jacques Deridda si rende conto che il suo gatto lo guarda e che può farsi un opinione di lui, a tratti avverte un senso di vergogna, confessa nel suo libro: “L’animale che dunque sono”.

Ad ogni modo e in estrema sintesi, ciò che una volta mi affascinava era l’esercizio del controllo del comportamento del cane. Era una cartina ti tornasole: più fai quello che ti dico, più significa che mi sei fedele e legato e che io sono competente… Quanto mi sbagliavo! 

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