Le 4 Reazioni dei Cani Paurosi

Come reagiscono i cani paurosi difronte al pericolo? Possiamo individuare degli schemi nelle loro risposte? I cani paurosi non reagiscono tutti allo stesso modo davanti a un pericolo. A volte lo fanno in modi che non ci aspettiamo. Buttandola sul gioco per esempio. Dopo quasi venti anni passati lavorare sui problemi comportamentali dei cani, posso affermare che …

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Video: Come Aiutare un Cane Pauroso con le Persone

Esempi pratici di cosa fare per aiutare un cane pauroso con le persone: il caso di Miki

In questo articolo, approfondimento al settimo video della nuova serie realizzata in collaborazione col Corriere della Sera, vedremo come aiutare un cane pauroso, “timido”, che proprio a causa di questa paura diventa aggressivo. Ovvero la sua paura non si manifesta con l’immobilizzarsi o lo scappar via, ma con l’aggredire. Niente di particolarmente pericoloso, da parte del simpatico Miki, ma comunque un comportamento abbastanza intenso da preoccupare chi cerca di approcciarlo e la sua stessa proprietaria.

Nel video osserviamo Miki che abbaia e cerca di allontanare la gente che vedendolo “così carino” tenta un approccio gentile, ma lui lo interpreta come minaccioso e risponde di conseguenza.

Obiettivo

Premesso che non è necessario che tutti si avvicinino a un cane che ha questo disagio e che dovremmo fare di tutto per proteggerlo e fargli fare solo esperienze adeguate alle sue competenze, dobbiamo prendere atto che è impossibile controllare tutto e tutti, e che capiterà senz’altro che qualcuno si avvicini nonostante le nostre precauzioni. Un percorso di crescita regalerà a questo quattro zampe così carino minore timore delle persone, maggiore socievolezza e quindi una vita più serena per lui e per la sua compagna umana.

Una questione di prospettiva

la mappa non è il territorio caniProprio così: usi voce gentile, ti abbassi, cerchi di essere amichevole, ma il cane in tutta risposta si nasconde dietro le gambe del suo compagno umano o, come succede a Miki, abbaia e allontana minacciando un morso. Questo indica che non è tanto importante ciò che accade attorno al cane, ma ciò che lui pensa di quello che accade. Ed è su questo punto che dobbiamo agire per affrancarlo dalle sue paure: il modo in cui interpreta il mondo. Nuovamente, l’approccio è cognitivo-relazionale.

Le nostre emozioni condizionano quelle del cane

La prima cosa che ho notato aiutando Miki, è che la sua compagna umana Manuela amplificava la tensione. Questo è il motivo per cui le dico di immaginare di lasciare il guinzaglio per terra proprio mentre Miki abbaia e minaccia il morso. È anche una tecnica che si può usare, ma non la raccomando poiché non si adatta a tutti i cani e tutte le situazioni (come sempre in rieducazione). Ma nel caso di Manuela in questa prima fase di coching è stato detto non di falo, ma di immaginaro. È un modo per affrontare i propri timori e guadagnare in sicurezza.  Quando il cane ha un legame speciale con noi, regola il suo comportamento, le sue emozioni e il significato da attribuire agli eventi in base a ciò che noi facciamo. Questo è ancor più vero in caso di paura, poiché in presenza di queste emozioni il cane ricerca naturalmente prossimità e connessione con la sua “base sicura”. Non c’è bisogno che il cane ci guardi direttamente; egli si accorgerà di cosa facciamo:

  • postura
  • espressione del nostro volto
  • tensione muscolare
  • colorito della pelle
  • gesticolazione
  • rigidità o morbidezza dei nostri movimenti
  • indecisione

sono tutti indicatori, che raccontano al cane come ci sentiamo a proposito di ciò che accade e questo farà da filtro per la realtà che lo circonda, influenzerà il significato che il nostro cane attribuirà agli eventi. Il reputare ostile o pericoloso qualcuno da parte del nostro cane quindi dipende in parte anche da ciò che noi stessi pensiamo e facciamo.

Possiamo certamente controllare i nostri movimenti, ma la cosa migliore è generare consapevolezza, allenarla, così da agire dal nostro interno e far fluire naturalmente all’esterno, tramite la comunicazione corporea e col tono di voce, dei messaggi che aiutino il cane invece di peggiorare le cose.

i-benefici-della-meditazione-675x506Il lavoro del cinofilo su se stesso

Di qui il mio invito a familiarizzare con la scienza della meditazione o con altri modi per esplorare se stessi. Da migliaia di anni saggi, insegnanti e più recentemente gli psicologi, ci fanno l’invito “conosci te stesso” come punto essenziale per una buona qualità della vita e delle relazioni sociali.

Tempo fa ero stato accusato da una blogger di truffare gli allievi della mia scuola per istruttori cinofili per avervi introdotto la meditazione. Dal momento che per attirare visite sul suo blog mi aveva attaccato altre volte, decisi di contattarla telefonicamente: mi piace il confronto e la forma diretta è quella che preferisco. Le feci notare che si lamenta lei stessa della “lentezza mentale” di molti proprietari di cani e che avrebbe potuto appurare i grandi benefici della “meditazione” facendo una semplice ricerca su PubMed (il più grande portale di ricerca medico scientifica). Mi diede ragione e si scusò, sebbene poi la sua mancanza di onestà intellettuale le avesse impedito di rimuovere l’articolo in cui mi accusava.

Questo aneddoto a sottolineare quanto siamo simili al cane. Anche noi elaboriamo spesso significati non attinenti alla realtà: un essere umano pre-giudica ignorando addirittura le evidenze scientifiche; un cane interpreta come minaccioso il comportamento di un passante che invece si presenta in modo amichevole.

Può esserci un rifiuto da parte di chi sino a prima di leggere questo articolo pensava che il lavoro fosse solo sul cane. Ma sono confortato dalla grande apertura mentale che ho sempre riscontrato in chi è propenso ad aiutare il proprio cane e venendo alle prese con lui si ritrova spesso a dire: ma è come per noi umani! Anche noi dobbiamo scardinare i nostri schemi! Alla fine dobbiamo imparare più noi che loro!

Anche i nostri pensieri condizionano quelli del cane: l’“effetto pigmalione”

Se pensi che il tuo cane sia un incapace, il tuo modo di comportarti gli comunicherà che è un incapace. Se pensi che sia in grado, tenderà a esserlo, se guardi al suo potenziale esso tenderà a realizzarsi. È scienza, si chiama “Effetto Pigmalione” e ne ho ampiamente parlato nel mio libro. Con i cani paurosi è essenziale tenere a mente, dialoghi interni e immagini che lo vedano comportarsi in modo brillante. Naturalmente l’altra faccia della medaglia è l’adeguata preparazione dell’ambiente, che dovrà essere commisurato alle sue capacità. Al minuto 2:05 del video intendo proprio questo.

Esperienze adeguate alle sue capacità

Quando si vuole aiutate un cane che ha paura bisogna metterlo difronte a piccole sfide, superando le quali si sentirà sempre più capace. La natura di ogni esperienza non sarà determinata da quello che noi pensiamo, ma dal modo in cui il cane reagisce. Passare a due metri da sconosciuti che non lo guardano potrebbe essere facilissimo nella nostra mente, ma per il cane potrebbe essere troppo. Se il comportamento viene bloccato da emozioni paralizzanti, se il cane rimane nel suo schema rigido, allora vuol dire che siamo andati oltre e sarà meglio fare qualche piccolo passo indietro. Se si comporta in modo brillante davanti a una situazione che a noi sembrava difficile, allora possiamo aumentare le difficoltà.

cani - addestramento attenzioneL’errore del fissarsi col chiedere continuamente attenzione al cane

Al minuto 1:30 dico a Manuela che abituare il cane a guardarci potrebbe complicare le cose. Quando il cane affronta le sue paure ha necessità di guardarsi attorno o guardare addirittura ciò che teme, capire se fuggire, difendersi o se può cominciare a fidarsi. In questo, cominciare a fidarsi, risiede il suo recupero. Ha necessità di mettersi in contatto con ciò che gli fa paura e saremo noi a mediarne i tempi, le distanze i modi, osservando il nostro cane.

In caso di paura il cane è naturalmente propenso a cercare riferimento in chi si fida: guardandolo, cercandone protezione, vicinanza o contatto fisico. Questo comportamento istintivo è utile sia alla sopravvivenza che all’apprendimento: ti sono vicino così mi proteggi, ti seguo e ti guardo così imparo. È inutile quindi cercare, in caso di paura, di addestrare il cane a guardarci.

Richiedere l’attenzione del cane (“centripetarlo” o “ingaggiarlo” direbbe qualcuno) anche nei casi di paura e timidezza è un consiglio comune, ma nasce da chi passa dall’addestramento sportivo alla riabilitazione comportamentale, pensando erroneamente che basti trasporre le cose da un’ambito all’altro per ottenere risultati. Non è così ed anzi, può essere controproducente e peggiorare le cose.

E la “desensibilizzazione”?!

Desensibilizzazione sistematica è un procedimento usato dai comportamentisti per curare le fobie e le paure. Se hai paura di un ragno lo metto a una distanza in cui la paura c’è ma è gestibile, quando ti sei abituato, avvicino il ragno e così via fino a fartelo camminare addosso. In teoria. A volte funziona, ma funziona di più e più rapidamente e con risultati più duraturi, se capiamo che il cane non è una macchina e non si serve di un apprendimento così lineare (specie per affrancarsi da una fobia). Possiamo usare il procedimento generale, ma monitorando che non esiste solo la distanza, ma altri fattori forse più potenti, come il legame col proprietario e ciò che questi fa, lo stato emotivo del cane al momento della presentazione dello “stimolo scatenante”, il livello di stress, le capacità di comunicazione e calibrazione di chi sta impostando l’esperienza.

Cambiare le convinzioni e lo Human Body Gym®

Le convinzioni sono cosa il cane crede. In base a esse il cane è felice o meno quando qualcuno allunga una mano per accarezzarlo. Se vogliamo che Miki non abbai più alle persone dobbiamo mutare ciò che pensa di esse. Ci sono molti modi per farlo, ma a un certo punto del video mostro una tecnica particolare: lo Human Body Gym® (HBG), ovvero palestra col corpo umano. È passato molto tempo da quando l’ho ideata, ma si è rivelata preziosissima soprattutto con i cani timidi. La particolarità è che l’umano è fermo ed il cane si avvicina per scelta, così come per scelta decide di creare contatto fisico con l’estraneo. Il contatto fisico col tempo genera gioia e si può poi integrare questo lavoro con altri, ricavandone un’esperienza generale che muta ciò che il cane pensa delle persone e di conseguenza le emozioni che l’incontro con loro evoca.